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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

La Psilocibina è destinata a diventare un farmaco rivoluzionario in Psichiatria?

17/01/2017 da Valerio Rosso 9 commenti

Lo studio delle proprietà psicofarmacologiche e terapeutiche di sostanze comunemente utilizzate come droghe ricreative è ormai molto diffuso nel mondo accademico.

La Psilocibina è destinata a diventare un farmaco rivoluzionario in Psichiatria?

Due studi randomizzati controllati condotti su pazienti affetti da cancro in fase terminale hanno suggerito che una singola dose di Psilocibina avrebbe rapidamente migliorato sintomi di ansia e depressione in un numero statisticamente significativo di pazienti; tali modificazioni del quadro clinico psicopatologico, inoltre, sono state durature. Queste scoperte, come potete ben immaginare, hanno acceso un interessante dibattito sull’utilizzo della Psilocibina per la cura dei Disturbi Depressivi e dei Disturbi d’Ansia.

Molti esperti nel campo della Psicofarmacologia, incluso l’attuale Presidente della American Psychiatric Association (APA) e molti dei responsabili dei più importanti Dipartimenti di Psichiatria negli USA, hanno commentato i risultati di questi due studi con termini entusiastici: “game changer”, “remarkable”, un evoluzione che potrebbe aprire una nuova era nei trattamenti psicofarmacologici in psichiatria.

Ovviamente queste nuove acquisizioni sulla Psiclocibina non potranno essere semplicemente traslate in psichiatria, ma necessiteranno di una certa mole di studi per replicare i risultati e per contestualizzarli specificatamente per la psichiatria.

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La Psilocibina, ovvero l’ingrediente attivo dei cosiddetti “Funghi Allucinogeni” o “Funghetti Magici” è una è una triptammina allucinogena che funziona come un forte serotoninergico. Quando viene ingerita, essa risulta velocemente defosforilata in psilocina., il composto attivo, che lavora come agonista dei recettori 5HT2A , 5HT2C e 5HT1A .

La Psilocibina è stata sintetizzata per la prima volta nel 1958 e venne costantemente studiata per i suoi possibili utilizzi in ambito psichiatrico sino al 1970 quando, a causa del suo massiccio utilizzo ricreativo in tutto il mondo come sostanza psichedelica, venne annoverata tra le droghe illegali. Nonostante un lungo periodo (dal 1970 al 1990 circa) durante il quale nessuno si è più occupato di questa sostanza, nelle ultime decadi sembra essere riesploso l’interesse per gli utilizzi terapeutici della Psilocibina.

Alcuni studi in itinere sulla Psilocibina, solo in parte a mio parere condotti con il necessario rigore scientifico, avrebbero dimostrato che:

  • Sembra avere una certa efficacia nel trattamento dei Disturbi di Personalità.
  • Buoni risultati nel trattamento delle Cefalee a Grappolo resistenti alle terapie tradizionali.
  • Migliora le facoltà mnemoniche.
  • Può indurre modificazioni durature nella personalità degli individui, in particolare sull’immaginazione, la capacità di astrazione, il senso estetico e la creatività artistica.

Ambedue questi nuovi studi sono stati disegnati in “doppio cieco” e sono stati condotti in un setting altamente supervisionato. Ognuno di essi ha fatto uso di un certo numero di strumenti di valutazione psicologica validati per esaminare un vasto numero di variabili in un contesto medico molto sicuro per i soggetti partecipanti.

I principali obiettivi di studio sono stati i sintomi di Ansia e di Depressione, altamente presenti nei pazienti affetti da patologie neoplastiche avanzate, ed il trattamento dei quali sembra essere spesso resistente ai comuni farmaci antidepressivi, ansiolitici ed agli interventi psicoterapici.

Obiettivo secondario per ambedue gli studi, ma a mio parere molto importante e di estremo interesse, è stato la valutazione di modifiche nella “spiritualità”, dello stress esistenziale correlato alla malattia, dell’ansia di morte e dell’insorgere di esperienze mistiche nei soggetti esaminati. Potremmo dire di variabili di tipo più spirituale che psicologiche.

La principale differenza tra i due studi ha riguardato quale sostanza usare come “controllo”, in un caso è stata usata la Niacina, che ad alti dosaggi mima gli effetti collaterali della Psilocibina, nell’altro si è fatto uso di un dosaggio molto basso di Psilocibina.

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Il primo dei due studi, quello condotto dai ricercatori dell’Università di New York ha incluso 29 individui, due terzi dei quali avevano una stadiazione avanzata della loro patologia neoplastica; a tutti i pazienti è stato diagnosticato un disturbo/disagio psicologico di tipo ansioso e la maggior parte di loro incontrava anche i criteri per un disturbo dell’adattamento o per un vero e proprio Disturbo d’Ansia Generalizzato. Di questa popolazione circa i 2/3 era già stata trattata in precedenza con farmaci antidepressivi o ansiolitici, completamente eliminati al reclutamento nello studio.

L’età media dei partecipanti era 56 anni e circa il 55% di loro aveva già usato in precedenza sostanze allucinogene almeno una volta nella vita, cosa che non ha sorpreso i ricercatori vista la grande diffusione a livello mondiale di questo genere di droghe.

Il risultato eclatante al follow up di 6.5 mesi dopo la somministrazione della Psilocibina ad alte dosi (22 mg/kg), è stato che la risposta migliorativa per i sintomi di ansia e/o di depressione variava tra i partecipanti tra il 60% e l’80%; i controlli trattati con Niacina non avevano espresso risultati statisticamente significativi.

I risultati positivi includevano anche dei miglioramenti nella qualità di vita, nel benessere spirituale e nello stress esistenziale. L’Esperienza Mistica dell’assunzione della Psilocibina, misurata con il Mystical Experiences Questionnaire, indicava che i miglioramenti clinici andavano di pari passo con il crescere dei risultati a questa scala.

Il secondo dei due studi, condotto dai ricercatori della Johns Hopkins University, a Baltimore, Maryland, ha incluso 51 pazienti affetti da patologia neoplastica, il 65% dei quali presentava recidive o andamento metastatico della patologia. Tutti i partecipanti incontravano i criteri per un Disturbo Cronico dell’adattamento con ansia, o per Disturbo Cronico dell’adattamento con sintomi misti ansioso-depressivi, o per Disturbo Distimico, o DIsturbo Depressivo Maggiore o ancora per Disturbo d’ansia generalizzato, secondo il DSM-V.

I pazienti assunsero due diversi dosaggi di Psilocibina: un gruppo un singolo dosaggio elevato di Psilocibina, 22mg/Kg, seguito da una dose molto più bassa, 3mg/70Kg, dopo 5 settimane, ed un’ulteriore dose di 1mg/70Kg come ultima dose; l’altro gruppo ha assunto solamente il dosaggio più basso per tutte le somministrazioni previste.

A 6 mesi la risposta clinica del gruppo trattato con i dosaggi efficaci di Psilocibina presentava una risposta migliorativa del 78% per i sintomi depressivi e dell’83% per i sintomi d’ansia, i tassi di remissione sono stati del 65% per la depressione e del 57% per l’ansia. Davvero notevole direi.

Quali i feedback dal mondo accademico? I Risultati sono generalizzabili?

A titolo d’esempio vi riporto un editoriale del Dott. David Nutt, MD, PhD, dell’Imperial College London: i suoi commenti sono stati a dir poco entusiastici in riferimento ad ambedue gli studi. Il Dott. Nutt a definito gli studi come dei “landmark”, descrivendoli come i più rigorosi trials clinici controllati sull’uso della Psilocibina in medicina. In riferimento alle prospettive di estendere questi risultati alla psichiatria la cautela è sembrata d’obbligo: essi vanno riprodotti in un setting psichiatrico puro, ponendo attenzione ad alcune comorbidità quali la schizofrenia o il disturbo bipolare.

Inoltre sembra difficile stabilire se i risultati ottenuti siano semplicemente la conseguenza delle caratteristiche della molecola oppure dell’induzione che la Psilocibina fa di particolari stati mistico-spirituali di grande impatto emotivo sui soggetti che la sperimentano.

Inoltre andranno accuratamente monitorati gli eventuali effetti collaterali a breve e a lungo termine dell’esposizione alla Psilocibina: i ricercatori degli studi sopracitati hanno tutti precisato con molta chiarezza di evitare assolutamente di sperimentare al di fuori di un setting medico-sanitario gli effetti della Psilocibina, anche con finalità terapeutiche.

Nonostante questo molti studiosi e ricercatori non esitano ad esprimere il loro entusiasmo su questa molecola “naturale” che sembra essere destinata a cambiare il trattamento di alcuni disturbi psichiatrici, una volta terminate le sperimentazioni cliniche di Fase 3, molte delle quali sono già in corso.

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Dal mio punto di vista le cose interessanti sulla possibilità di utilizzare la Psilocibina come farmaco in psichiatria sono due:

  1. Sembra incredibile che già una singola somministrazione di un alto dosaggio di Psilocibina possa indurre un netto miglioramento nei sintomi d’ansia e di depressione, ma è così. Se questo trattamento sia esente da importanti effetti collaterali credo sia tutto da dimostrare, specialmente nel lungo termine. D’altra parte, ad oggi, non esiste un farmaco in Psichiatria che per esercitare i suoi effetti positivi non necessiti di un certo periodo di tempo, alle volte anche di molte settimane.
  2. E’ davvero affascinante l’ipotesi che la Psilocibina possa agire inducendo una modificazione personologica tramite l’induzione di uno stato di più elevata spiritualità. In un certo senso questa sostanza sembrerebbe semplicemente dare inizio ad un processo di autoguarigione il cui vissuto verrebbe costruito in maniera diversa da ogni singolo paziente con delle ripercussioni non solo sui sintomi di malattia ma anche sulla revisione creativa della propria esistenza.

valerio-rosso-psichiatra-chiavari

Stephen Ross, Anthony Bossis, Jeffrey Guss, Gabrielle Agin-Liebes, Tara Malone, Barry Cohen, Sarah E Mennenga, Alexander Belser, Krystallia Kalliontzi, James Babb, Zhe Su, Patricia Corby, Brian L Schmidt

Rapid and sustained symptom reduction following psilocybin treatment for anxiety and depression in patients with life-threatening cancer: a randomized controlled trial

Journal of Psychopharmacology 2016, Vol. 30(12) 1165–1180

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This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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CEO a valeriorosso.com
Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).
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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Anna dice

    15/07/2017 alle 9:25 pm

    Apprezzo molto i suoi aggiornamenti ad alto rigore scientifico e vorrei sapere quale antidepressivo fra gli SSRI ha minore impatto sul peso corporeo inteso come weight gain?

    Rispondi
    • Valerio Rosso dice

      16/07/2017 alle 2:21 am

      Ciao Anna, grazie di leggere il mio blog! Probabilmente la fluoxetina e il SSRI con il minor impatto sul peso corporeo.

      Rispondi
  2. Paolo dice

    10/10/2017 alle 5:04 pm

    Conosce medici o cliniche che la usano, ho visto in un documentario della national geografic di cliniche in Messico che usando di preciso non ricordo comunque principi attivi affini curano anche forme di astinenza da droghe pesanti in una seduta, ne vorrei sapere di più che mi consiglia

    Rispondi
  3. Paolo dice

    24/09/2018 alle 6:09 pm

    E per i consumatori senza ricetta medica come si fa? Si continuerà a considerarli alla stregua di criminali? Mumble mumble…
    Pace e armonia.

    Rispondi
  4. Luigi dice

    16/10/2018 alle 9:38 am

    Molto esaustivo! Come sempre la seguo con molta attenzione, che a differenza di molti medici che demonizzano a prescindere queste sostanze lei come altri psichiatri anglosassoni va oltre! E apre nuove speranze a chi è affetto da questa terribile malattia che si va curata farmacologicamente senza dubbio.
    E inoltre ho letto che alcuni psichiatra negli Usa stanno gia curando ma clandestinamente un gran numero si persone che risultano resistenti agli psicofarmaci

    Rispondi
  5. Daniele dice

    26/05/2019 alle 5:53 pm

    Salve, soffro di depressione, insonnia, ansia e panico con una continua stanchezza cronica. La psilocibina potrebbe funzionare per me, secondo le ricerche? A che punto siamo con la sperimentazione?
    Infine, la psilocibina non dovrebbe dare disturbi sessuali come la maggior parte degli antidepressivi e antipsicotici, giusto?
    La ringrazio per la lettura aspetto una sua gentile risposta.

    Rispondi
  6. Leo dice

    24/12/2019 alle 9:37 pm

    Ho fatto uso di psilocibina mangiando i cosiddetti “funghetti magici”. Non sono depresso e non ho problemi di ansia. L’ho fatto solo per curiosità. Ho notato che l’umore migliora inequivocabilmente con 1 solo grammo di funghi essiccati (non so a quanto principio attivo corrisponda). Credo basterebbe anche solo mezzo grammo, dato che quella mattina la positività e la voglia di ridere era non dico troppa, ma diciamo abbondante.
    Ho sperimentato con prudenza, cioè le tre volte che ho assunto questi funghi sono state distanziate un mese l’una dall’altra. Il mese prossimo voglio appunto provare con mezzo grammo. Ho cercato sul web gli effetti collaterali, e ho letto cose abbastanza inconcludenti, soprattutto riferite alla dose che viene presa per avere allucinazioni. La cosa che più ha deluso della mia ricerca è che quando un sito web parla di “effetti a lungo termine nel caso di uso continuativo” non specifica, neanche approssimativamente, cosa si intende per “continuativo”. Continuativo significa una volta al giorno? Una volta al mese? Mi piacerebbe sapere ogni quanto posso assumere, ragioevolmente e con ampio margine di sicurezza, la psilocibina, onde non avere effetti negativi sulla mia salute.
    Grazie anticipatamente per la risposta.

    Rispondi
  7. Giulio dice

    27/05/2020 alle 2:03 pm

    Valerio Rosso ti seguo sempre su Psichiatria 4.0 . Nell’articolo leggo che la psilocibina sarebbe un antagonista del recettore 5HT2A mentre in realtà credo sia un agonista. Puoi confermare o meno? Grazie. Giulio

    Rispondi
  8. Daphne dice

    20/01/2022 alle 8:12 am

    Salve, la ringrazio davvero per quest’articolo. È possibile intraprendere un percorso terapeutico del genere qui in Italia. Ha qualche contatto da potermi consigliare? Grazie ancora.

    Rispondi

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