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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

Dimensioni Psicologiche e Sociali della Trap italiana

18/06/2018 da Valerio Rosso Lascia un commento

Una breve premessa sulla musica Trap

Che cos’è la musica Trap? In estrema sintesi si tratta di un genere derivato dal rap statunitense, sviluppatosi negli anni ’90 negli stati del sud per poi orbitare intorno ai sobborghi di Atlanta; si tratta di un genere dalla ritmica piuttosto originale e di rottura rispetto al classico rap/hip-hop con un marcato utilizzo di ritmiche ipnotiche, aggressive ma spesso lente, ed un utilizzo di bassi tipici della musica house ed elettronica più contemporanea.

Le frequenze basse ricordano anche il genere jungle/drum’n’bass inglese. I testi sono caratterizzati da tematiche legate alla vita di strada, allo spaccio ed al consumo di sostanze stupefacenti. Più di recente il termine “Trap” viene associata a brani e ad artisti che utilizzano determinati suoni e cadenze ritmiche, anche se poco hanno a che vedere con il mondo delle trap house di Atlanta, dove il genere ha proliferato sino ad oggi.

L’Italia è un esempio di questa deriva stilistica.

 

Il fenomeno della Trap in Italia: di cosa stiamo parlando?

La trap è un fenomeno relativamente recente per la scena musicale italiana: la si può far risalire al 2011 nella sua dimensione più alternativa e “a margine”, per poi iniziare ad imporsi come fenomeno di massa con artisti come Sfera Ebbasta e Dark Polo Gang intorno al 2015. In seguito altri ragazzi coinvolti dal genere iniziano a produrre e a proiettare sul web (in particolar modo sui social network youtube, instagram e facebook) i loro prodotti. Tra questi ricorderei Capo Plaza, il curioso, demenziale e provocatorio Bello Figo e, tra gli ultimi, il discusso ed inquietante fenomeno di Young Signorino.

Conosco le reazioni dei protagonisti di un genere quando si tenta di uniformare personaggi in apparenza diversi (ad esempio Sfera Ebbasta vs Young Signorino) sotto lo stesso genere. È storia vecchia che parte dalle origini del rock. Anche in questo caso, però, la parola TRAP, come nuovo rap italiano, unisce effettivamente realtà in apparenza diverse ma molto simili per alcuni aspetti nodali che vi illustrerò di seguito.

In Italia la trap ha assunto una prospettiva di immagine e di contenuti piuttosto stereotipata basata su soldi, droga, look degli artisti ultra-studiati a tavolino, tematiche “di strada” pseudodelinquenziali ed una vera e propria ossessione (tutt’altro che celata) per le metriche dei social media come indice unico di fama. Tutto questo é divenuto in 2 o 3 anni assolutamente virale.

Quello che colpisce, in primis, sotto il profilo estetico è la divergenza tra contenuti “sporchi”, trasgressivi, fuorilegge (allusioni a cocaina, pistole e battute sessiste), contrapposti ad un look dei contenuti multimediali proposti assolutamente curato e minuziosamente studiato per divenire virale. Tutt’altro che casuale o improvvisato.

Non parlo assolutamente dell’ostentazione dei brand, dei gioielli o delle perfette abbronzature o dei tatuaggi “fatti-alla-cazzo-per-finta”, ma della presentazione generale del prodotto multimediale: perfettamente inquadrato con i canoni estetici attuali delle copertine di moda tra i filtri standard di Instagram ed il blog di Chiara Ferragni. Curioso. Assolutamente fedele ai canoni della moda. Per nulla trasgressivo o “sporco”, quindi, per lo meno sul piano estetico.

Ma quali sono le considerazioni sulla forma di questi prodotti musicali?

In estrema sintesi potremmo definire gli esponenti di questa trap italiana come particolarmente fasulli nel loro essere trasgressivi e “di rottura”, stereotipati e poco sciolti, appaiono alla stregua di ex ragazzini bullizzati che hanno risolto il loro trauma evolutivo tentando quasi di emulare gli esempi che li hanno umiliati. Al di fuori della recita caratteriale e di stile dei loro video su youtube o delle foto su Instagram, ogni volta che questi ragazzi si ritrovano a dover rilasciare un intervista non si può far altro che assaporare un gusto finto e poco credibile che spaesa e fa riflettere su quale oceano di insicurezza si nasconda sotto una superficie corazzata di rolex, collane d’oro, vestiti griffati, tatuaggi e pistole finte.

Non so a voi ma a me la storia di questo trap ricorda parecchio lo spunto narrativo presente nel film di David Fincher “The Social Network“, ridimensionato e normalizzato per la realtà medio borghese delle grandi città italiane: un umiliazione, quella di Mark Zuckerberg, un trauma adolescenziale, che funziona da propellente per un’enorme rivalsa, impressionante per un verso ma completamente inutile rispetto al lenimento del trauma che, di fatto, l’ha generata.

Anche nel caso della trap la musica é solo un espediente per la notorietà (e come potrebbe essere diversamente). Anzi no, la musica (copiata dalla scena USA) è solo una specie di “siringa” usata per inoculare un pacchetto contenutistico multimediale costituito da messaggi trasgressivi vecchi come il cucco (sesso e droga… ?) finalizzati ad alimentare i canali social che sono il vero obiettivo finale.

Non c’è ricerca sul piano musicale o su quello testuale, come è accaduto in passato per una certa ondata di rap/hip hop italiano (Sangue Misto in prima linea), ma solo un’accurata e scaltra strategia di marketing che ha come implicito obiettivo vendere eventi live di serie “C”, visulaizzazioni Adsense e Youtube, ascolti su Spotify, forgiare influencers per Instagram e via di seguito.

In ogni caso, da quello che mi risulta, nessuno suona uno straccio di strumento, ma tutti sembrano convinti che saper usare logic o protools, aver scaricato Antares Autotune crakkato ed aver trovato qui e la qualche loops e samples dal web significhi essere musicisti.

D’altra parte gli ascolti su Spotify sono a livelli stellari! Come si dice nello slang di noi che ci riteniamo musicisti veri “Che invidia!”… ????

Tutti noi che abbiamo trascorso giornate intere e nottate a studiare la musica, approfondire uno strumento, a spaccarci la testa per entrare nell’intimo della tradizione musicale, per conoscere il jazz, il rock, e mille altre sfumature della cultura musicale del ‘900, non avremo mai la possibilità di avere ascolti simili.

Si, perché nel caso della trap la musica è completamente (e tristemente) clonata, e le metriche dei testi cosí come i temi sono banalmente un mix di soldi, brand della moda, droga, psicofarmaci, tristezze metropolitane, slang senza storia, una curiosa ossessione per la mamma in alcuni casi, completamente rivolta ad adolescenti iperconnessi alla rete e tra loro ma che, in realtà, si drogano meno, bevono meno, fanno meno sesso, sono meno indipendenti, più legati alle famiglie e molto poco trasgressivi e rivoluzionari, secondo statistiche sia europee che statunitensi (vedi il libro che consiglio in fondo all’articolo). La trap rappresenta una summa di banali desideri pop-trash per normali ragazzi tristi degli anni 2000.

valerio-rosso

Analisi psicologica e sociale della Trap italiana

È ovvio che il problema non sono certo le tematiche che potremmo chiamare trasgressive, quelle ci sono da sempre. Non sono certo due o tre ragazzini che si fumano le canne, si riempioni di tatuaggi, che fanno vedere delle pistole e danno delle troie alle donne a scandalizzare nel 2018, ok? … ma adesso vi vorrei spiegare qual’è il punto secondo me…

Prima della trap c’é stato di tutto nel mondo della musica: razzismo, pissing, stupri, demoni, nazismo, rumore puro, rock cattolico, satanismo, sevizie su animali ma tutto era in qualche maniera rivolto a creare uno shock culturale per provare ad inoculare un messaggio, a cambiare un modo di vivere ed un modo ritenuto crudele, ingiusto, clusatrofobico. Tutto inutile, direte voi. Può darsi ma è sempre stata presente la legge della contrapposizione, dei gradienti culturali, del nuovo che tentava di scalciare via il vecchio. Tutto questo rappresenta il motore della rivoluzione, della vita che avanza, del Mondo che si rinnova mediante il contrasto tra opposti. Vecchi contro Giovani, ricchi contro poveri, classica contro rock, salutisti contro tossici, etc.

La trap italiana, al contrario di quella originale degli USA, non è per nulla un fenomeno di rottura, e quindi vitale, non è il punk, il rock il rap o simile in Italia, in Europa o nel Mondo.

Questo perchè, in sostanza, questi artisti hanno un grandissimo problema: alla fine mostrano di aderire ad un sistema di valori che è completamente sovrapponibile con quello dei loro genitori e con il dilagante vuoto culturale ed emotivo di quest’era digitale. Sono completamente in accordo con il mainstream e sono inutili profeti di una società digitale basata sull’immagine che ha già abbondantemente mostrato di aver preso il sopravvento su chi sta subendo una crisi che è economica, culturale e spirituale.

I personaggi della trap sono i cantori del fallimento della generazione precedente, non sono per nulla i critici o i distruttori degli ideali dei loro genitori, come è sempre stato nella storia della cultura, e come è accaduto nel rock, nel punk o in altre musiche realmente di rottura.

Gli artisti trap possiedono i rolex e gli abiti firmati che non si sono potuti permettere i loro genitori (ma che li desideravano tremendamente), e quindi non sono in rottura con loro bensí in accordo e forse, addirittura, in competizione; su di un versante preconscio potremmo dire che li umiliano aggressivamente mostrando che sono loro, adesso, a pagare le bollette per loro e a regalare loro quello che non potrebbero mai permettersi facendo lavori normali in un Mondo spietato.

Il problema è che, non solo gli artisti trap, ma molti adolescenti iperconnessi degli anni 2000, non sembrano avere desideri rivoluzionari ma sono completamente inseriti nel sistema, ancorati ai valori disastrosi dei loro immaturi famigliari: semplicemente sembrano accontentarsi di fumare qualche cannone e (forse) pippano cocaina al pari dei loro stessi genitori.

Pier Paolo Pasolini recitava “La famiglia è un’associazione a delinquere”. Mai quest’affermazione ardita e di rottura è stata vera come in questi anni.

Per approfondire queste tematiche, in particolare la relazione tra adolescenti, social media, droghe, musica e famiglia vi voglio consigliare il bellissimo libro “Iperconnessi. Perché i ragazzi oggi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti” di Jean M. Twenge, leggetelo e non ve ne pentirete. Un analisi lucida e priva di luoghi comuni sul mondo della generazione dei ragazzi nati negli anni 2000. Acquistatelo al miglior prezzo su Amazon.it:

Volete adesso alcuni esempi pratici per potervi avvicinare all’universo della trap italiana? Vi propongo di seguito alcuni video…

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CEO a valeriorosso.com
Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).
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