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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

Ripensare la Psichiatria: Verso un Modello Inclusivo che Valorizzi le Neurodivergenze

12/03/2025 da Valerio Rosso 1 commento

Quando uno psichiatra inizia ad includere il concetto di “Neurodivergenza” nel suo bagaglio tecnico, clinico e culturale, la musica cambia.

Potremmo addirittura sostenere che esiste una psichiatria che precede ed una che segue il concetto di Neurodiversità.

Il cambiamento di cui parlo è un cambiamento positivo che riguarda l’efficacia clinica e relazionale e la possibilità di far diventare il paziente una persona dotata di un nuovo potenziale di proattività: un individuo più consapevole delle proprie caratteristiche, in grado di gestire meglio le proprie sfide, di valorizzare i propri punti di forza e di costruire strategie di adattamento efficaci. Questo approccio non mira solo a ridurre il disagio, ma a trasformare la vulnerabilità in risorsa, permettendo al paziente di partecipare attivamente al proprio percorso di crescita e benessere, con strumenti concreti per migliorare la propria qualità di vita.

Un nuovo approccio alla psichiatria che tenga conto sistematicamente delle neurodivergenze potrebbe rappresentare una svolta fondamentale nella comprensione e nella gestione della salute mentale.

Tradizionalmente, la psichiatria ha adottato un modello diagnostico rigido, basato su criteri che spesso non considerano la variabilità neurologica individuale. Questo ha portato a una patologizzazione di alcune caratteristiche che, invece, potrebbero essere comprese come espressioni di neurodivergenza e non come disturbi in sé.

Perché ha senso un nuovo approccio alla psichiatria considerando le neurodivergenze?

  1. Superare la dicotomia tra “normale” e “patologico”
    La psichiatria classica è costruita su un modello che distingue rigidamente tra normalità e patologia. Tuttavia, le neuroscienze hanno dimostrato che il cervello umano è caratterizzato da una vasta gamma di variazioni neurobiologiche. Condizioni come ADHD, autismo, dislessia e ipersensibilità sensoriale potrebbero non essere semplicemente “malattie”, ma varianti funzionali con punti di forza e vulnerabilità. Questo significa che trattare le neurodivergenze come semplici disturbi da correggere è riduttivo e spesso inefficace.
  2. Unire neurodivergenza e vulnerabilità psicopatologica
    Molti disturbi psichiatrici tradizionalmente diagnosticati – come il disturbo bipolare, il disturbo borderline di personalità, l’ansia sociale e la depressione ricorrente – potrebbero, in alcuni casi, essere manifestazioni secondarie di una neurodivergenza sottostante. Un nuovo modello psichiatrico dovrebbe considerare:
    • L’ADHD non riconosciuto, che può manifestarsi con disregolazione emotiva simile al disturbo borderline.
    • L’autismo che può essere erroneamente scambiato per disturbi dell’umore o dell’ansia sociale.
    • Le alterazioni del sonno e della regolazione emotiva, spesso attribuite a disturbi dell’umore, che potrebbero invece derivare da un funzionamento neurodivergente.
    • Il tono dell’umore depresso che rimanda ad uno spettro molto vasto di disagio mentale primario o connesso al disadattamento.
    • I sintomi psicotici che non sono sempre sinonimo di schi<ofrenia o disturbo bipolare tipo 1.
  3. Ripensare i trattamenti farmacologici e psicoterapeutici
    Se adottiamo un paradigma che integra la neurodivergenza nella psichiatria, emergono nuove prospettive terapeutiche. Ad esempio:
    • Gli stimolanti per l’ADHD potrebbero essere utili anche in altre condizioni con difficoltà esecutive.
    • Le terapie tradizionali per il disturbo borderline potrebbero funzionare meglio se adattate alle specifiche neurodivergenze sottostanti.
    • L’autoregolazione emotiva potrebbe essere un fattore chiave del miglioramento sintomatologico, migliorata con strategie personalizzate piuttosto che con approcci generalisti.
  4. Un nuovo modello di psicoterapia adattato alla neurodivergenza
    Le psicoterapie classiche si basano su presupposti neurotipici: capacità di mentalizzazione, regolazione emotiva tipica e funzionamento esecutivo nella norma. Tuttavia, molti pazienti neurodivergenti faticano con questi aspetti e avrebbero bisogno di adattamenti specifici:
    • Maggiore utilizzo di strumenti visivi, schemi e routine.
    • Tecniche più concrete e pratiche, invece di approcci puramente riflessivi.
    • Un’attenzione maggiore agli aspetti sensoriali e alla gestione della sovrastimolazione.
    • Inserimento della Crescita Personale Scientifica come elemento terapeutico
  5. Impatti sul concetto di prevenzione e benessere psichico
    Un modello psichiatrico più attento alla neurodivergenza permetterebbe una prevenzione più efficace dei disturbi psichiatrici. Molti problemi potrebbero essere evitati se le persone ricevessero supporto precoce, piuttosto che essere diagnosticate solo quando sviluppano sintomi gravi. Questo implica:
    • Creare ambienti scolastici e lavorativi più adatti alle neurodivergenze.
    • Adattare gli stili di vita per ridurre il rischio di sovraccarico e burnout.
    • Integrare strategie di supporto che vadano oltre la sola farmacoterapia.
    • Appartenenza, Inclusività, Consapevolezza e Informazione come elementi autenticamente terapeutici
  6. L’integrazione della Lifestyle Medicine nella gestione delle neurodivergenze
    La psichiatria tradizionale ha spesso trascurato l’impatto dello stile di vita sulla salute mentale. Tuttavia, la Lifestyle Medicine offre un modello più ampio e basato su evidenze scientifiche per ottimizzare il funzionamento del cervello neurodivergente.
    • Alimentazione e neurodivergenza:
      La dieta influisce profondamente sulla funzione esecutiva e sulla regolazione emotiva. Una nutrizione anti-infiammatoria e bilanciata può migliorare l’equilibrio dopaminergico e serotoninergico, riducendo i sintomi di ADHD e autismo. Approcci come il low-carb, il digiuno intermittente e la riduzione degli zuccheri possono essere strumenti utili.
    • Attività fisica per la regolazione neurochimica:
      L’esercizio fisico è un potente modulatore dei neurotrasmettitori chiave (dopamina, noradrenalina, serotonina) ed è fondamentale per la regolazione dell’ansia, la qualità del sonno e la stabilità emotiva. Per le persone con ADHD, in particolare, il movimento regolare è quasi un farmaco naturale.
    • Igiene del sonno e impatto sulla neurodivergenza:
      Molti neurodivergenti hanno difficoltà con il sonno, che a sua volta peggiora l’umore, l’attenzione e la regolazione emotiva. Strategie mirate per migliorare il ritmo circadiano, come l’esposizione alla luce naturale al mattino e l’uso controllato della tecnologia la sera, possono essere fondamentali.
    • Gestione dello stress e tecniche di regolazione emozionale:
      Tecniche di mindfulness, biofeedback e respirazione diaframmatica possono essere adattate per aiutare i neurodivergenti a gestire il sovraccarico emotivo e sensoriale.
    • Ambiente ottimizzato per il benessere mentale:
      La predisposizione di ambienti meno caotici e più strutturati aiuta a ridurre lo stress e migliorare la produttività nelle persone neurodivergenti. Anche piccoli adattamenti, come ridurre i rumori e migliorare l’illuminazione, possono fare una grande differenza.

Conclusione: un cambio di paradigma necessario

Ripensare la psichiatria attraverso il prisma della neurodivergenza non significa negare la sofferenza o eliminare le categorie diagnostiche, ma piuttosto integrarle in una visione più ampia e meno rigida.

Per troppi anni abbiamo diagnosticato persone ADHD come Borderline o Disturbo Bipolare o Depressione senza avere nessuna attenzione per il funzionamento di base e le relative vulnerabilità; allo stesso modo per i disturbi del comportamento alimentare che sono spesso connessi ad autismo e ADHD.

Questo approccio maggiormente rispettoso del concetto di Neurodiversità potrebbe portare a:

  • Diagnosi più accurate e meno etichettanti.
  • Trattamenti più personalizzati, che non si limitano a farmaci e psicoterapia standard.
  • Una maggiore attenzione al ruolo dello stile di vita nel migliorare la qualità della vita delle persone neurodivergenti.

In definitiva, una psichiatria che contempli di considerare la neurodivergenza come un elemento centrale della sua cultura medico-scientifica, filosofica ed umanistica potrebbe essere molto più efficace nel promuovere il benessere mentale, riducendo al contempo il rischio di trattamenti inadeguati e stigma sociale.

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Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).
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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Anna dice

    12/03/2025 alle 10:33 am

    Parole sacrosante,l’ADHD veniva scambiato con vivacità e irrequietezza da maestre non formate alle nuove emergenze e l’autismo ad alto funzionamento veniva misconosciuto per ignoranza col risultato che quei bambini degli anni 70/80 con dei sensi (vista,udito,olfatto)ipersviluppati oggi sono quarantenni disadattati, soli,con danni corticali provocati dall’uso dei vecchi antipsicotici.

    Rispondi

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