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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

Quali sono gli effetti collaterali, iatrogeni ed i pericoli della Psicoterapia?

16/05/2017 da Valerio Rosso 2 commenti

Gli interventi psicoterapici non solo rappresentano le radici della moderna psichiatria ma ne costituiscono il moderno cuore pulsante.

La psicoterapia non è solo un efficace strumento di cura ma è anche una forma mentale di approccio generale al paziente affetto da disturbi mentali poiché sarà sempre l’attenzione alla relazione a guidare l’operatore che lavora in ambito psichiatrico.

E allora ecco la domanda: una psicoterapia può presentare degli effetti collaterali, iatrogeni ovvero dei pericoli di qualche genere sui quali può valere la pena vigilare?

In genere sono le farmacoterapie a generare discussioni nell’opinione pubblica e a dividere le opinioni della gente, generando addirittura giudizi durissimi, spesso basati su posizioni ideologiche.

In realtà è chiaro che tutte le terapie che possono essere efficaci hanno un rischio iatrogeno, ovvero dei rischi, sia che si parli di farmaci, di chirurgia, di riabilitazione, e non c’è motivo ragionevole per il quale le psicoterapie dovrebbero fare eccezione.

Da un certo punto di vista si potrebbe dire che se un intervento terapeutico non può fare anche male, ovvero che agisce concretamente su di noi secondo un rapporto rischio/beneficio, vuol dire che non ha neppure il potenziale di fare bene.

Questo tema in psichiatria ed in psicologia è particolarmente importante dato che spesso ci si dimentica che il trattamento dei disturbi psichiatrici è costituito anche e, alle volte, soprattutto di psicoterapia.

I farmaci, anzi gli psicofarmaci e tutti i pregiudizi che ne avvelenano il loro utilizzo terapeutico, spesso sono visti come il “lato oscuro” delle neuroscienze, in contrapposizione netta ed indiscutibile alle psicoterapie, viste come interventi idealizzati e completamente buoni e privi di effetti collaterali o di conseguenze rischiose sulla nostra mente.

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Una visione più moderna e responsabile delle Psicoterapie

La maggior parte della popolazione, e spesso anche un numero tutt’altro che irrilevante di operatori sanitari, tende spesso a considerare l’intervento psicoterapico sempre e comunque completamente buono e privo di rischi.

Questo implicito se da una parte può favorire l’avvicinarsi delle persone a questa forma di terapia, dall’altra ne svaluta l’importanza e l’estrema serietà ed il necessario rigore: psicoterapia, infatti, non significa semplicemente parlare ad un’altra persona del nostro disagio.

La psicoterapia è, appunto, una terapia basata sulla relazione volta a modificare aspetti disfunzionali del nostro funzionamento mentale e, quindi, con il potenziale, ormai documentato, di modificare la struttura biologica del nostro cervello. Non è roba da poco… per certi versi ha le stesse conseguenze di un farmaco secondo molte correnti di pensiero.

Ad esempio, secondo un’indagine del 2016 condotta da Mike Crawford, del Royal College of Psychiatrists di Londra, e pubblicata sul noto British Journal of Psychiatry, su di un campione randomizzato di 15.000 pazienti britannici in cura per disturbi d’ansia o depressivi, circa il 5% riferisce effetti negativi duraturi secondari all’intervento psicoterapico.

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Le 7 possibili conseguenze negative di un intervento psicoterapico

(1) Ritardo di diagnosi: quando si ha la convinzione di trattare in maniera appropriata un disturbo e questo non è vero, come minimo si rischia di ritardare una diagnosi corretta e, di conseguenza, l’inizio di cure appropriate. Nella mia esperienza clinica ho ritrovato moltissime volte interventi psicoterapici su pazienti affetti da un disturbo bipolare non riconosciuto che ha avuto come conseguenza un ritardo di diagnosi, possibilità di eventi suicidari, notevoli danni esistenziali, assenza di cure farmacologiche con stabilizzatori dell’umore.

(2) Peggioramento dei sintomi psichici: quando si trattano in maniera inappropriata alcuni disturbi non è infrequente che si possa assistere addirittura ad un peggioramento di alcuni sintomi. Questo vale in medicina generale così come in psicoterapia. E non parlo del fatto che la malattia faccia semplicemente il suo corso, intendo dire che la psicoterapia, se utilizzata secondo indicazioni sbagliate o se praticata da un terapeuta poco preparato, possa concretamente peggiorare l’andamento di una psicopatologia. Un esempio spesso riportato in letteratura è quello relativo alle dipendenze in generale o, ancora, al disturbo bipolare.

(3) Dipendenza: in effetti non solo da alcuni farmaci si può essere dipendenti. In realtà la possibilità di sviluppare dipendenza dal setting psicoterapico, così come dalla figura dello psicoterapeuta stesso è tutt’altro che infrequente. Si, si può essere dipendenti dalla psicoterapia come da un ansiolitico se questa possibilità non viene monitorata con attenzione. C’è moltissima letteratura al riguardo, a me è piaciuto molto questo articolo divulgativo e molto chiaro (in inglese).

(4) Implicita ed occulta posizione anti-biologica: non è infrequente che implicita nella relazione tra terapeuta e paziente vi sia una contrapposizione della psicoterapia con le altre terapie biologiche, ovvero che lo psicoterapeuta, anche inconsciamente, faccia fluire messaggi di svalutazione nei confronti della psicofarmacologia, rinforzando i preconcetti del paziente stesso.

(5) Errate indicazioni ad una psicoterapia rispetto al disturbo psichico che si vuole curare: ovvero non tutti i disturbi mentali hanno l’indicazione ad essere trattati con una psicoterapia. Ed è vero anche il contrario, ovvero molti disturbi andrebbero meglio curati con una psicoterapia piuttosto che con una farmacoterapia, come ho scritto in un precedente articolo.

(6) Difficoltà nell’impostare interventi standardizzati: gli interventi psicoterapici, anche dello stesso tipo, possono essere fortemente dissimili sia per sfumature teoriche, sia per caratteristiche della personalità del terapeuta, sia per fenomeni di tipo contro-transferale che sono sempre in agguato in ogni relazione tra esseri umani.

(7) Preparazione e Valore intrinseco del Terapeuta: non solo gli interventi psicoterapici, anche dello stesso tipo, possono essere fortemente dissimili l’uno dall’altro, ma c’è anche la possibilità che un terapeuta possa, semplicemente, essere incompetente e, allo stesso modo di un medico incompetente, può fare grossi danni che hanno la caratteristica di (1) essere meno riconoscibili secondo il meccanismo causa-effetto tipico della medicina e quindi richiedono più tempo per essere compresi, (2) molto più difficili da valutare in sede medico legale, infatti gli psicoterapeuti sono molto meno denunciati dei medici che utilizzano psicofarmaci dato che il nesso causa-effetto è più sottile e difficile da indagare anche per le precedenti ragioni ideologiche relative alla convinzione che la psicoterapia non possa “fare male”. Come si può fare a scegliere un bravo psicoterapeuta? Ho affrontato la questione in questo articolo.

In conclusione mi sembra chiaro che la mia posizione nei confronti delle psicoterapie è di massimo rispetto e di netta consapevolezza della loro utilità. Quello che ho voluto esplicitare in questo mio pensiero è la necessità di portare massima attenzione e scrupolo ogni qual volta si decide di intraprendere un percorso psicoterapico, informandosi prima su quali possano essere le indicazioni di un orientamento terapico rispetto ad un altro (cognitivo-comportamentale, psicodinamico, motivazionale, interpersonale, etc.), e se effettivamente il problema che vogliamo affrontare si possa giovare o meno di un intervento psicoterapico o se richieda anche (o soltanto) un farmaco, in affiancamento, per essere meglio controllato.

Bibliografia:

  • Michael Linden How to define, Find and Classify Side Effects in Psychotherapy: from unwanted events to adverse treatment reactions Clinical Psychology and Psychotherapy Volume 20, Issue 4 July/August 2013 Pages 286–296
  • http://www.lescienze.it/mente-e-cervello/2016/06/29/news/gli_effetti_indesiderati_della_psicoterapia-3139679/
  • Michael Berk, Gordon Parker The elephant on the couch: side-effects of psychotherapy Australian and New Zealand Journal of Psychiatry 2009; 43:787 794

 

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CEO a valeriorosso.com
Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).
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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giuseppe dice

    30/06/2018 alle 9:31 pm

    Condivido da paziente in tutto dott. Valerio rosso io da paziente ha avuto la fortuna di incontrare uno psichiatra e una psicologa che la pensano proprio come lei e che in nessun modo hanno influenzato le mie idee sulla validità e superiorità di una terapia sull altra ma anzi si coaudiuvavano a vicenda allo scopo di favorire il mio benessere mentale… Li devo ringraziare come ringrazio lei per i temi trattati… Anche io come lei dice in un suo articolo ho cominciato a studiare e a saperne di più sulla materia psichiatrica

    Rispondi
  2. Gioele Bianchi dice

    08/01/2022 alle 10:40 am

    Buongiorno dottore,
    Ho molta stima di lei anche se non la conosco personalmente. Non so chi le ha posto la domanda o se se la è posta da solo, mi pare però che l’abbia in parte elusa, nel senso che ha dirottato la questione sul rapporto tra psichiatria e psicanalisi, che è comunque una questione interessante, ossia che anche la psicanalisi può essere pericolosa, questo però finisce appunto col rafforzare l’idea che anche (e soprattutto) la psichiatria lo sia. Nello specifico: a parte il tema dei farmaci che ha trattato brevemente. La mia domanda potrebbe essere: il vedersi attribuito un disturbo e poi scoprire che non lo si ha oppure che non è quello ipotizzato in origine può essere essa stessa la causa del disturbo stesso? Il fatto è che io, e tanti altri, viviamo le definizioni dei DSM come eccessivamente semplicistico e alcuni psichiatri non sembrano avere un’idea completa della persona quando cominciano a prescrivere una terapia. Il fatto di vederli come dei maghi o stregoni è anche rafforzata dal fatto che, nella mia esperienza, a differenza di altri professionisti della medicina, fanno poche domande per capire gli stati emotivi che generano un malessere. Uno racconta uno o due episodi ed ecco la pillola magica. Come è possibile? Io non mi fido più.

    Rispondi

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