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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

Il Colloquio Digitale: confidarsi con un’app è davvero possibile?

02/12/2019 da Valerio Rosso Lascia un commento

Colloquio Digitale in Psichiatria? Fantascienza o Presente?

La domanda è legittima, quasi doverosa, in un’epoca di cambiamenti tecnologici sempre più rapidi, tali da stravolgere ogni aspetto delle nostre vite.

Parlo in prima battuta delle relazioni interpersonali, che vedono un nuovo anno zero nell’avvento dei social network, a partire da Facebook e Twitter, seguiti da Instagram e LinkedIn, per approdare alle piattaforme in più forte sviluppo, come “twitch” e TikTok.

Non siamo di fronte ad una nuova moda per “ragazzini”, passatemi il termine, ma stiamo assistendo, in modo più o meno consapevole, al più grande e fulmineo cambiamento sociale che l’uomo moderno abbia affrontato.

Secondo il nuovo Global Digital 2019 Report, sarebbero iscritte ai social più di 3,5 miliardi di persone, un numero tale da aver traslato i meccanismi alla base degli scambi interpersonali, da un mondo in “carne e ossa”, ad un ambiente digitale, dove non esistono attese, tempi morti, tutto è rapido, eccitante e auto-riferito.

Lo stato di depersonalizzazione che ne deriva, è tangibile. Ci sentiamo sempre di più avatar di noi stessi, mentre le incombenze materiali passano in secondo piano.

Alzi la mano chi non mangia davanti ad un iPad, parla con gli amici mentre scorre il feed di Snapchat, fa l’amore pensando al film visto la notte precedente.

Quando si fanno notare questi atteggiamenti, tutti, o quasi, se ne tirano fuori, affermando di riuscire a controllarli, esattamente come un alcolista controlla la terza Ceres del pomeriggio.

Il tester, in questo caso, ci viene fornito da Apple e Google: basta attivare la funzione “Tempo di Utilizzo/Gestione Digitale” per vedere le ore giornaliere trascorse davanti allo schermo o semplicemente il numero degli sblocchi. Provare per credere!

La mente dematerializzata

Senza rendercene conto, stiamo trasferendo in cloud le nostre coscienze, i nostri gusti, le nostre abitudini e i nostri più intimi segreti. Gli smartphones sono diventati delle moderne scatole nere. Registrano direttamente ogni nostra azione e quasi ogni nostro pensiero.

Tramite processi di Intelligenza Artificiale e Machine Learning, colossi mondiali come Amazon o Spotify, sono in grado di prevedere i nostri futuri acquisti, dove, per quanto tempo e con chi ascolteremo la prossima canzone.

L’ ottimo film “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese, dimostra come aver accesso ai dati racchiusi nello smartphone di un proprio caro, possa essere un’azione molto pericolosa, se si vuole mantenere un rapporto stabile.

Insomma, la vera domanda non dovrebbe essere se sia possibile confidarsi con un’app, una terapia digitale, ma se ci si renda conto di quanto tutto ciò stia drasticamente avvenendo.

La percezione di tale fenomeno è annebbiata dal mancato riconoscimento del setting comunicativo, in quanto attivo 24 ore su 24, sempre alla distanza massima delle nostre tasche.

Il colloquio tradizionale viene spogliato dei suoi confini e ampliato a tutto il vissuto della persona, divenendo uno strumento anamnestico di grande supporto per lo psicoterapeuta, che tramite la sua esperienza professionale, potrà scegliere in modo più mirato le terapie, farmacologiche e/o digitali che siano.

Il nuovo setting del colloquio digitale psichiatrico

Parlando di Terapie Digitali, è facile immaginarsi sdraiati sul lettino di uno psicanalista, a parlare con un tablet, ma non c’è nulla di più lontano dalla realtà.

Le persone avranno un contatto diretto, continuo e libero con il proprio terapeuta digitale, senza soggezioni e insicurezze.

Per terapeuta digitale, si intende un terapeuta animato dalla sola intelligenza artificiale, sia esso un avatar o una chatbot, somministrato tramite i più svariati devices digitali.

Secondo l’articolo di Annabell Ho et all. dell’ Università di Stanford, pubblicato nel 2018, il livello di Self-Disclosure dopo un colloquio con un terapeuta digitale, ovvero la facilità nel confidare i propri pensieri ed emozioni, sarebbe ormai pari a quello raggiunto con un terapeuta reale, e in alcuni casi addirittura superiore, se si analizza il solo colloquio emozionale.

Il livello di intellezione è tale, da non aver permesso ai pazienti, di capire se avevano di fronte un terapeuta reale o uno mosso dalla sola intelligenza artificiale.
Possiamo affermare, che è la presa di coscienza di tali cambiamenti, a segnare il confine tra coloro che saranno in grado di adattarsi e cavalcare le attuali innovazioni, e chi ne verrà travolto.

Il vero scetticismo dimora proprio nei terapeuti.

Gli utenti hanno già assimilato in maniera naturale i nuovi mutamenti, essendone gli inconsapevoli artefici.

Bibliografia

  • https://wearesocial.com/blog/2019/01/digital-2019-global-internet-use-accelerates
  • Ho A, Hancock J, Miner AS. Psychological, relational, and emotional effects of self-disclosure after conversations with a chatbot. J Commun. 2018;68(4):712-733. doi:10.1093/joc/jqy026
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CEO a valeriorosso.com
Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).
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