Cannabis medica in psichiatria? Da anni prescrivibile anche in Italia per molte patologie, la cannabis mostra dei possibili utilizzi terapeutici anche nel campo della salute mentale.
In questo articolo vi riassumerò quello che ho appreso nel corso degli ultimi anni sui possibili utilizzi della cannabis in psichiatria e salute mentale secondo le più attuali evidenze scientifiche.
Con il termine Cannabis Medica (alle volte si parla anche di “Cannabis Terapeutica“) si intende l’utilizzo terapeutico delle infiorescenze femminili mature essiccate della Cannabis Sativa.
All’interno della cannabis, proveniente da coltivazioni certificate, sono presenti almeno 85 composti chimici terpenofenolici denominati con il nome di cannabinoidi (o anche “fitocannabinoidi”).
I due più abbondanti cannabinoidi sono il Δ9-tetraidrocannabinolo, abbreviato come THC, che è il principale costituente psicoattivo della cannabis, ed il cannabidiolo, abbreviato CBD, di cui avremo modo di parlare in seguito.


Parlando dell’utilizzo della cannabis medica in psichiatria è indispensabile fare una premessa almeno su questi due composti terpenofenolici, ovvero il THC ed il CBD.
Vedremo che ambedue questi cannabinoidi giocano un ruolo importante nell’utilizzo terapeutico di questa pianta.
I recettori CB1 e CB2 ed il sistema endocannabinoide
Il sistema endocannabinoide è presente in tutti gli animali, dai pesci ai mammiferi, ad esclusione che negli insetti.
È un sistema molto antico e la sua funzione, molto importante e fondamentale alla vita, si può riassumere nei seguenti punti:
- garantisce l’omeostasi interna del corpo.
- favorisce l’adattamento ai cambiamenti esterni.
- è essenziale per il processo riproduttivo.
Nei diversi tessuti del corpo il sistema endocannabinoide svolge vari compiti, ma l’obiettivo finale è sempre lo stesso, cioè mantenere un ambiente interno stabile, nonostante i cambiamenti dell’ambiente esterno.
È importante sapere che sia i cannabinoidi introdotti dall’esterno (“cannbinoidi esogeni“) che quelli prodotti all’interno del corpo (“endocannabinoidi“) agiscono su dei recettori specifici presenti in maniera diffusa in tutto il corpo umano, chiamati CB1 e CB2.
Si tratta di due forme simili di proteine altamente differenziate appartenenti alla famiglia dei recettori accoppiati alla proteina G.
I recettori denominati CB1 sono molto rappresentati a livello del sistema nervoso centrale (SNC), in particolare nei gangli basali, nel globus pallidus e nella substantia nigra; in minsura minore possono essere ritrovati anche nel cervelletto, nell’ippocampo, nel nucleo caudato, nel putamen, nell’ipotalamo e nell’amigdala.
La stimolazione dei recettori CB1 da parte dei cannabinoidi produce sia gli effetti psicotropici dei cannabinoidi che quelli responsabili della loro azione antiossidante, antinfiammatoria, antiemetica, ipotensiva, immunosoppressiva, analgesica, antispastica e stimolante dell’appetito.
I recettori denominati CB2 si ritrovano particolarmente sulle cellule del sistema immunitario, inclusi i macrofagi, i mastociti e sul tessuto della milza; a livello del sistema nervoso centrale li ritroviamo principalmente nel midollo spinale.
La stimolazione dei recettori CB2 si ritiene sia responsabile delle azioni anti-infiammatorie ed immunomodulatrici dei cannabinoidi, endogeni ed esogeni.
CBD, Cannabidiolo, effetti sull’organismo umano
Il CBD è un composto altamente lipofilo per cui si distribuisce in maniera rapida e diffusa nell’organismo e possiede un’emivita di circa 9 ore.
La farmacodinamica del CBD è molto interessante e si può riassumere in questo modo:
- pur possedendo una bassa affinità per i recettori CB1 e CB2 il cannabidiolo agisce come antagonista indiretto.
- funziona come un recettore parziale 5-HT1a.
- agisce come un modulatore allosterico dei recettori μ-oppioidi e δ-oppioidi.
- inibisce l’enzima FAAH responsabile dell’inattivazione per idrolisi dell’anandamide, un importante endocannabinoide.
- potenzia l’efficacia analgesica del THC e ne prolunga la durata di azione.
- antagonista verso i recettori GPR55.
- antagonista verso i recettori vanilloidi TRPV1 e TRPV2.
In relazione a queste sue proprietà farmacodinamiche il CBD (“Cannabidiolo”) risulta possedere attività antiossidanti, antiinfiammatorie, ansiolitiche, antiepilettiche, antidepressive e, forse, antipsicotiche.
THC, Δ9-tetraidrocannabinolo, effetti sull’organismo umano
Anche il THC è un composto molto lipofilo con una distribuzione efficiente nel corpo umano ma con un’emivita molto più lunga rispetto al CBD, che si aggira intorno alle 30 ore.
È il composto responsabile dell’effetto psicotropico della cannabis ma possiede anche molte altre funzioni in ragione delle sue caratteristiche farmacodinamiche:
- ha fortissima affinità con ambedue i recettori CB1 e CB2.
- interagisce con i recettori oppioidi μ1 provocando il rilascio di dopamina nel nucleus accumbens.
- causa una inibizione presinaptica della ricaptazione della dopamina e glutammato.
- in periferia il legame del THC con i recettori CB1 e CB2 causa una riduzione della secrezione di vari prostanoidi e citochine proinfiammatorie.
- si lega ai recettori CB1 nei centri ipotalamici della fame.
Gli effetti del THC sono numerosi e può essere considerato un antidolorifico, un antiemetico, un anticinetosico, uno stimolante dell’appetito, un antiaggressivo, un efficace agente che abbassa la pressione endoculare.
Utilizzo della Cannabis medica in psichiatria
Alla luce di quanto detto sino ad ora è evidente che la funzione del sistema degli endocannabinoidi e gli effetti della cannabis medica su di esso possono suggerire diversi utilizzi terapeutici nel campo della salute mentale.
Tutto questo non significa che la cannabis non possa avere degli effetti collaterali e risultare addirittura pericolosa in particolari situazioni.
Possibili effetti negativi in psichiatria
Sono stati prodotti diversi studi che hanno evidenziato come un elevato consumo di cannabis, in particolar modo delle varianti geneticamente modificate ad alta concentrazione di THC, possa favorire l’insorgenza di patologie psichiatriche nel corso dell’adolescenza.
Sono anche presenti evidenze che indicano un possibile danno cognitivo e sulla memoria quando si utilizza la cannabis prima di un completo sviluppo del sistema nervoso centrale, ovvero prima dei 21 anni di età.
Inoltre un uso continuativo ed importante di Cannabis durenate l’adolescenza è correlato con un aumento del rischio di sviluppare una qualche forma di psicosi.
D’altra parte, allo stesso modo in cui avviene nello studio degli altri farmaci, sarà fondamentale valutare e definire la finestra terapeutica delle diverse varianti di cannabis medica rispetto ai possibili utilizzi per le diverse patologie psichiatriche.
È importante sottolineare che le principali controindicazioni riguardano quegli individui che hanno un’anamnesi personale di disturbi psicotici, di schizofrenia o di disturbo bipolare, in quanto il THC può provocare o aggravare la psicosi ed i sintomi sia positivi che negativi della schizofrenia.
Effetti positivi sulle patologie psichiatriche
La cannabis medica, o meglio una giusta variante di cannabis medica che bilanci in maniera appropriata le percentuali di CBD e di THC, può essere effettivamente terapeutica per diverse forme di patologie psichiatriche:
- PTSD (“Disturbo da Stress post-Traumatico“): questo disturbo trae vantaggio dal nabilone, un composto sintetico simile al THC ma più potente, che viene usato in medicina come antiemetico ed analgesico; il THC può attivare i recettori CB1 e indurre l’attenuazione delle memorie associate ai traumi ed alle fobie.
- Disturbi d’ansia: tramite varianti ad alta CBD e basso THC, in quanto il CBD è efficace in quanto, come detto prima, interagisce con i recettori serotoninergici 5-HT1A, allo stesso modo di alcuni psicofarmaci.
- Effetto antipsicotico e Stabilizzante dell’Umore: è un ipotesi in corso di verifica sperimentale e riguarda il solo CBD in quanto ha un effetto simile ad alcuni antipsicotici atipici ma con minori effetti collaterali.
- Insonnia: Il THC induce il sonno, mentre il CBD migliora la struttura del sonno.
È importante, dopo questo excursus, ricordare che in Italia la rimborsabilità della cannabis medica ha delle indicazioni molto precise, ovvero: Sclerosi Multipla, dolore oncologico e cronico, cachessia (in anoressia, HIV, chemioterapia), vomito e inappetenza da chemioterapici, glaucoma, Sindrome di Tourette.
Parlando invece di cannabis medica a pagamento, il Ministero della Salute afferma che essa è prescrivibile per qualsiasi patologia per la quale esista un minimo di letteratura scientifica accreditata.
Infine bisogna anche ricordare che, sempre secondo il Ministero della Salute, “l’uso medico della Cannabis non può essere considerato una terapia propriamente detta, bensì un trattamento sintomatico”.
Per finire vi voglio consigliare un libro fatto molto bene per approfondire questi e molti altri aspetti dell’utilizzo della cannabis medica: Cannabis. «Erba» medica. Norme, preparazioni galeniche, attualità e prospettive di cura.
Acquistate Cannabis. «Erba» medica. Norme, preparazioni galeniche, attualità e prospettive di cura al miglior prezzo su Amazon.it:
- Firenzuoli, Fabio(Autore)
Nota Bene: In questo articolo sono presenti link che permettono di acquistare direttamente un prodotto. In qualità di Affiliato Amazon io ricevo un piccolo guadagno dagli acquisti idonei che permettono di sostenere il costo della divulgazione mediante questo blog.
Bibliografia:
- Di Forti, M., Morrison, P. D., Butt, A., & Murray, R. M. (2007). Cannabis use and psychiatric and cogitive disorders: the chicken or the egg? Current Opinion in Psychiatry, 20(3), 228-234.
- Di Marzo V, Melck D, Bisogno T, De Petrocellis L. Endocannabinoids: Endogenous cannabinoid receptor ligands with neuromodulatory action. Trends Neurosci. 1998 Dec 21(12):521-8
- Zuardi, Antônio Waldo, et al. Antipsychotic effect of cannabidiol. The Journal of clinical psychiatry (1995).
- Russo E., Burnett A., Agonistic properties of cannabidiol at 5-HT1a receptors, in Neurochemical Research, vol. 30, 2005, pp. 1037-1043.
- R G Pertwee, The diverse CB1 and CB2 receptor pharmacology of three plant cannabinoids: Δ9-tetrahydrocannabinol, cannabidiol and Δ9-tetrahydrocannabivarin, in British Journal of Pharmacology, vol. 153, n. 2, 2008-01, pp. 199–215
- Maccarrone M. Endocannabinoids and regulation of female and male fertility. Pharmacologyonline 2 (2005): 30-37.
- Tetsuya Nagayama, Amy D. Sinor e Roger P. Simon, Cannabinoids and Neuroprotection in Global and Focal Cerebral Ischemia and in Neuronal Cultures, in Journal of Neuroscience, vol. 19, n. 8, 15 aprile 1999, pp. 2987–2995.
- Herkenham, Miles, et al. Cannabinoid receptor localization in brain. Proceedings of the national Academy of sciences 87.5 (1990): 1932-1936.
- Cannabis Chemistry, su The Vaults of Erowid.
- Devane, William A., et al. Determination and characterization of a cannabinoid receptor in rat brain. Molecular pharmacology 34.5 (1988): 605-613.
- Guindon, Josée, and Andrea G. Hohmann. The endocannabinoid system and pain. CNS & Neurological Disorders-Drug Targets (Formerly Current Drug Targets-CNS & Neurological Disorders) 8.6 (2009): 403-421.

This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.
Ultimi post di Valerio Rosso (vedi tutti)
- Centanafadine: Nuovo Farmaco per l’ADHD? - 09/02/2026
- LIFESTYLE MEDICINE, il Nuovo Libro di Valerio Rosso - 13/12/2025
- Rumore e cervello: come mi isolo dai suoni e quali cuffie uso | MISOFONIA - 13/12/2025

Davvero un bel articolo Valerio e noi di cannabis ce ne intendiamo 🙂 Un saluto.