L’ADHD, o disturbo da deficit di attenzione e iperattività, è una condizione neuropsichiatrica che suscita molte domande e curiosità, sia nei pazienti che nei familiari.
Spesso circondato da falsi miti e pregiudizi, è fondamentale fare chiarezza su cos’è realmente questo disturbo, quali sono i sintomi più comuni e come può essere trattato. In questo articolo, un medico psichiatra risponderà alle domande più frequenti sull’ADHD, offrendo una visione basata sulle evidenze scientifiche e spiegando le migliori strategie per affrontarlo nella vita quotidiana.
Quali sono i Sintomi dell’ADHD?
La valutazione dei sintomi dell’ADHD non è semplice anche per il professionista più esperto. Richiede tempo di “qualità” trascosrso con la persona, una buona esperienza con un buon numero di casi clinici e l’utilizzo di una batteria di test appropriata per rifinire alcuni elementi diagnostici.
In ogni caso, in generale, i sintomi dell’ADHD includono difficoltà a mantenere l’attenzione, impulsività e iperattività, manifestati attraverso distrazione frequente, irrequietezza e comportamenti impulsivi.
ADHD: è davvero una malattia?
L’ADHD è riconosciuto come un disturbo neuropsichiatrico, con basi biologiche e genetiche, caratterizzato da alterazioni nella regolazione dell’attenzione, dell’impulsività e dell’iperattività. Anche se esistono dibattiti su diagnosi e trattamenti, è ampiamente accettato dalla comunità scientifica come condizione clinica reale che può compromettere la qualità della vita.
Test On Line per ADHD, è valido?
I test online per l’ADHD possono fornire un’indicazione preliminare, ma non sono strumenti diagnostici validi. La diagnosi definitiva richiede una valutazione clinica approfondita da parte di un professionista qualificato, che consideri la storia personale e un esame completo.
Se si scelgono test online, è importante assicurarsi che provengano da professionisti conosciuti e certificati, evitando quelli offerti da organizzazioni senza storia o referenze.
Quali Test per l’ADHD?
I test per l’ADHD sono strumenti essenziali per una diagnosi accurata e vengono utilizzati da professionisti della salute mentale. Oltre alle interviste cliniche strutturate, esistono diverse scale e questionari standardizzati.
Tra questi, il DIVA 5.0 (Diagnostic Interview for ADHD in Adults) è uno strumento specifico per la diagnosi dell’ADHD negli adulti, che valuta sia i sintomi attuali sia quelli presenti durante l’infanzia. Il CAARS (Conners’ Adult ADHD Rating Scales) e il BAARS-IV (Barkley Adult ADHD Rating Scale – IV) sono scale di autovalutazione e valutazione esterna progettate per misurare la gravità dei sintomi in contesti adulti.
Il Test di Attenzione Continuata (CPT) è uno strumento computerizzato che misura l’attenzione sostenuta e il controllo degli impulsi, utile per confermare deficit di attenzione e iperattività.
Ovviamente ci sono altri strumenti di valutazione neuropsicologica che si possono affiancare per approfondire ed integrare la valutazione.
Tutti questi test devono essere utilizzati in combinazione con una valutazione clinica completa da parte del medico psichiatra, che consideri anche la storia personale, le informazioni raccolte dai famigliari e caregiver e l’osservazione diretta del comportamento del paziente in vari contesti.
Ha senso ricevere la diagnosi di ADHD in età avanzata?
Ricevere una diagnosi di ADHD in età avanzata può avere molto senso, soprattutto per coloro che hanno vissuto gran parte della vita con difficoltà legate all’attenzione, all’organizzazione e al controllo degli impulsi, senza però comprendere pienamente la causa di tali problemi. Molte persone scoprono di avere l’ADHD solo in età adulta o avanzata, spesso dopo che un figlio o un nipote ha ricevuto una diagnosi, portandole a riconoscere sintomi simili nella propria vita.
La diagnosi tardiva offre l’opportunità di dare finalmente un nome a difficoltà vissute per anni, riducendo il senso di frustrazione o l’auto-colpevolizzazione per le sfide quotidiane incontrate, come la difficoltà a mantenere un impiego stabile, gestire le relazioni personali o organizzare attività complesse. Inoltre, riconoscere l’ADHD può aprire la porta a trattamenti mirati, sia farmacologici che psicoterapeutici, che possono migliorare significativamente la qualità della vita anche in età avanzata.
Sebbene non esista una “cura” per l’ADHD, la consapevolezza della condizione consente di adattare le strategie di gestione del tempo e dello stress, migliorando la funzionalità quotidiana e il benessere generale. Inoltre, per molti, la diagnosi rappresenta una forma di riconoscimento e convalida che permette di capire meglio il proprio passato e di affrontare il futuro con strumenti più adeguati.
In definitiva, ricevere una diagnosi di ADHD in età avanzata può offrire una nuova prospettiva sulla propria vita e fornire soluzioni che in precedenza non erano mai state considerate.
Quali sono le cure per l’ADHD?
Le cure per l’ADHD includono un approccio multimodale che integra trattamenti farmacologici, psicoterapie e strategie comportamentali. Il trattamento farmacologico è spesso la prima linea d’intervento, con l’uso di farmaci stimolanti come il metilfenidato o le anfetamine, che agiscono migliorando l’attenzione e riducendo l’impulsività attraverso la modulazione dei neurotrasmettitori, in particolare la dopamina e la noradrenalina. In alcuni casi, quando i farmaci stimolanti non sono efficaci o ben tollerati, vengono utilizzati farmaci non stimolanti come l’atomoxetina o gli agonisti alfa-2 adrenergici, che agiscono attraverso meccanismi differenti ma con effetti simili sul controllo dei sintomi.
La psicoterapia rappresenta un altro pilastro fondamentale del trattamento. Le terapie cognitivo-comportamentali (CBT) sono particolarmente efficaci nel fornire strumenti pratici per gestire l’organizzazione del tempo, migliorare la capacità di pianificare, affrontare le distrazioni e ridurre l’impulsività. Attraverso tecniche di ristrutturazione cognitiva, il paziente può sviluppare un maggiore controllo sui pensieri disfunzionali legati al senso di inefficacia e bassa autostima, spesso presenti nei soggetti con ADHD.
Oltre alla CBT, anche la psicoeducazione gioca un ruolo chiave nel trattamento. Informare il paziente e le persone vicine sulla natura del disturbo permette di creare un ambiente più comprensivo e supportivo, riducendo lo stigma e favorendo una maggiore consapevolezza delle sfide quotidiane. Le strategie comportamentali possono includere l’uso di tecniche di rinforzo positivo per incentivare comportamenti appropriati e migliorare le abilità sociali, riducendo al contempo la frustrazione che può derivare dall’incapacità di concentrarsi o completare compiti.
Per gli adulti con ADHD, l’integrazione di interventi orientati alla gestione del tempo e all’organizzazione delle attività quotidiane può essere di grande aiuto. L’uso di agende, promemoria digitali e la strutturazione delle giornate attraverso tecniche specifiche sono spesso suggeriti come parte del trattamento. È importante, inoltre, che il paziente mantenga uno stile di vita sano, con un’adeguata quantità di sonno, esercizio fisico regolare e un’alimentazione equilibrata, poiché questi fattori possono influenzare i sintomi dell’ADHD.
Infine, il supporto familiare e sociale è un elemento cruciale. Le famiglie o i partner delle persone con ADHD possono partecipare a programmi di formazione per imparare come supportare meglio chi soffre di questo disturbo, migliorando la comunicazione e riducendo i conflitti relazionali che possono sorgere a causa della disattenzione o dell’impulsività. Il trattamento dell’ADHD, dunque, non è mai statico o limitato a una sola forma d’intervento, ma richiede una combinazione di approcci adattati alle esigenze individuali del paziente, per migliorare sia la qualità della vita che il funzionamento globale.
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- Rosso, Valerio(Autore)
Bibliografia:
- Kaplan and Sadock’s Comprehensive Textbook of Psychiatry, April 29, 2024, ISBN/ISSN: 9781975175733
- Tripp G, Wickens JR. Neurobiology of ADHD. Neuropharmacology. 2009 Dec;57(7-8):579-89. doi: 10.1016/j.neuropharm.2009.07.026. Epub 2009 Jul 21. PMID: 19627998.
- Pereira-Sanchez V, Castellanos FX. Neuroimaging in attention-deficit/hyperactivity disorder. Curr Opin Psychiatry. 2021 Mar 1;34(2):105-111. doi: 10.1097/YCO.0000000000000669. PMID: 33278156; PMCID: PMC7879851.
- Cortese S, Del Giovane C, Chamberlain S, Philipsen A, Young S, Bilbow A, Cipriani A. Pharmacological and non-pharmacological interventions for adults with ADHD: protocol for a systematic review and network meta-analysis. BMJ Open. 2022 Mar 11;12(3):e058102. doi: 10.1136/bmjopen-2021-058102. PMID: 35277411; PMCID: PMC8919448.
- psiq: Salute Mentale: istruzioni per l’uso

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Buongiorno Dott. Rosso,
la seguo da tempo su youtube in quanto è molto chiaro e diretto.
Sono un paziente ADHD Mi sto curando con Depakin Chrono 500mg (1cmp e mezza) e Deniban mezza compressa per regolare l’umore e per una sorta di inizio depressione che, secondo me, depressione non è.
Ma non ho voglia di niente, nulla mi appassiona, la vita è senza futuro anche se non è buia e nera.
Ultimamente ho seguito il suo video sul “vuoto interiore” e mi ci riconosco in tutti gli aspetti che lei descive.
Non sto facendo alcun percorso psicoterapeutico.
Mi piacerebbe poterla incontrare visto che abitiamo molto vicini.
Grazie del tempo dedicatomi e buon lavoro. Massimo La Spoezia