Negli ultimi anni si sta diffondendo una visione più ampia e inclusiva delle cosiddette “neurodivergenze”. Non si tratta semplicemente di una lista di diagnosi mediche, ma di un grande spettro che abbraccia diversi modi di funzionare della mente e del cervello umano.
Quando parliamo di ADHD, di autismo, di Alta Sensibilità, di Sluggish Cognitive Tempo, di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, della Sindrome di Tourette o della Balbuzie, stiamo guardando a modalità differenti di essere e di vivere. Non sono anomalie in senso stretto, ma configurazioni del neurosviluppo che portano con sé sfide e potenzialità.
Il punto centrale, però, non è tanto la condizione in sé, quanto il contesto. Molta della sofferenza che queste persone sperimentano non deriva dalla loro neurodivergenza, ma dal disadattamento. Significa che l’ambiente sociale, educativo, lavorativo non è strutturato per accogliere la varietà dei funzionamenti mentali, e così quello che potrebbe essere solo “diversità” diventa invece “difficoltà”.
Immaginiamo per un momento un bambino con ADHD in una scuola costruita su lezioni frontali, lunghe ore di immobilità, regole rigide e pochissimo spazio per il movimento o la creatività. È chiaro che quel bambino sarà considerato “problematico”, mentre in un altro contesto più flessibile e stimolante le stesse caratteristiche potrebbero diventare risorse. Lo stesso vale per una persona autistica in un ambiente sociale che non valorizza la sua profondità di pensiero, o per un ragazzo con dislessia costretto a vivere ogni giorno con strumenti didattici che non si adattano al suo modo di apprendere.
Questa immagine rappresenta in maniera visiva il concetto del Grande Spettro delle Neurodivergenze:

Non si tratta di una classificazione rigida o di una tassonomia psichiatrica, ma piuttosto di una mappa che mostra come i diversi funzionamenti mentali e i diversi percorsi del neurosviluppo possano coesistere, sovrapporsi e intrecciarsi.
Vediamo cerchi colorati che rappresentano alcune delle principali condizioni: ADHD, Autismo, Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), Sindrome di Tourette, Balbuzie, Sluggish Cognitive Tempo (SCT) e Alta Sensibilità (HSP). La loro disposizione non è casuale: i cerchi si intersecano perché queste dimensioni non sono mai del tutto isolate. Molte persone neurodivergenti vivono infatti combinazioni di più tratti, creando un mosaico unico e irripetibile.
Ad esempio, l’ADHD spesso si intreccia con i DSA, oppure con l’autismo; la balbuzie può presentarsi insieme all’ADHD o alla Tourette; l’Alta Sensibilità può influenzare il modo in cui un soggetto autistico o con ADHD percepisce l’ambiente. Lo Sluggish Cognitive Tempo (SCT), meno conosciuto ma sempre più discusso in letteratura, appare a cavallo con ADHD e autismo, mostrando come i confini siano sfumati e in continua ridefinizione.
Il messaggio di fondo è che la sofferenza nasce spesso dal disadattamento, cioè dall’incontro problematico tra queste caratteristiche e un ambiente sociale, educativo o lavorativo che non sa accoglierle. Non è la neurodivergenza in sé la causa del dolore, ma il modo in cui il contesto risponde – o non risponde – alle necessità delle persone.
In questo senso, il “Grande Spettro” non è una lista di disturbi, ma un invito a pensare la mente umana come un continuum di possibilità, dove il compito della società non è “normalizzare” ma includere e valorizzare.
Il concetto di Grande Spettro delle Neurodivergenze ci invita quindi a spostare lo sguardo. A riconoscere che non siamo davanti a patologie nel senso classico, ma a funzionamenti neuropsichici che rischiano di trasformarsi in sofferenza solo quando il contesto non sa adattarsi.
Questa prospettiva è anche un antidoto alla stigmatizzazione. Non riduce le persone a etichette diagnostiche, ma le riconosce nella loro complessità. Ogni individuo neurodivergente è diverso dall’altro, e spesso le condizioni si intrecciano e si sovrappongono. ADHD e autismo possono coesistere, come la dislessia con l’alta sensibilità o la balbuzie con la Tourette. È un mosaico unico per ciascun essere umano.
In fondo, parlare di neurodivergenze significa parlare della grande varietà del cervello umano. E ricordarci che la vera sfida non è “normalizzare” le persone, ma costruire ambienti capaci di accogliere le differenze. Solo così potremo trasformare il disadattamento in benessere, e la sofferenza in opportunità di crescita.
- Rosso, Valerio(Autore)

Bibliografia
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