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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

Jovanotti, Allevi, Bocelli & Co.

15/03/2016 da Valerio Rosso Lascia un commento

“Credo che in Beethoven manchi il ritmo. Con Jovanotti, con il quale ho lavorato, ho capito cos’è il ritmo, elemento che manca nella tradizione classica“ Giovanni Allevi, al Giffoni Film Festival, 2013

 

Il successo di Allevi, di Jovanotti, di Bocelli e di vari altri artisti che vorrebbero, almeno nelle premesse mediatico/pubblicitarie, rendere popolare la “buona musica” è sicuramente comprensibile.

E’ quello che accade anche a molti attori che in realtà sono incapaci mascheroni da retropalco, oppure a cuochi famosi che sono tali solo perchè dotati di un discreto appeal televisivo o a scrittori osannati come grandi romanzieri quando sino a pochi anni prima erano a Drive-In a menarcela con tormentoni, o a dire stupidaggini radiofoniche, vedi Faletti o Fabio Volo, per la gioia di Ghost Writers che lavorano a pieno regime grazie a questi squallidi fenomeni commerciali che sfruttano il loro potenziale pubblicitario.

In realtà il punto che vorrei approfondire, in particolar modo per l’area musicale, è legato al fatto che molte persone, spinte da suggestioni tra il fashion ed il “fighetto-finto-culturale”, vorrebbero avere dei gusti musicali che, di fatto, non hanno.

C’è chi vorrebbe essere appassionato di jazz ma in realtà ne è annoiato a morte, anche se poter dire ad una cena di amici che si ama da morire Charlie Parker fa molto cultural-Chic, magari si comprano pure dei dischi (in vinile magari…) da esporre in bella vista nel salotto. In questo caso viene molto comodo ascoltare Mario Biondi, il pelato cantante tuned-down e black-shaped con gli aggeggi software dei moderni studi di registrazione.

Altri vorrebbero essere appassionati di lirica o di musica classica contemporanea, o magari di buona musica in generale, ma, semplicemente, apprezzano distrattamente solo le ultime hit di X-Factor o simili e magari se ne vergognano. In questi casi molto comuni e diffusi di persone che seguono il “vorrei-amare-le-cose-che-gli-intellettuali-definiscono-belle-ma-in-realtà-mi-piace-il-thrashpop” si ritrovano a raccogliere consensi Jovanotti, Allevi, Bocelli, Volo, Faletti, la Parodi etc etc.

 

Allevi sarebbe un pianista di musica classica contemporanea?

Roba da matti, a mio parere. Personalmente se vedo un disco di Allevi in una vetrina, nella migliore delle ipotesi, mi giro e fuggo semplicemente per il fatto che è “finto” e perché si tratta di rivisitazioni della musica classica talmente scalcinate, banali e assurde da non poter suscitare un interesse o formare un gusto. I suoi capelli “a fungo” esposti su ogni copertina o la possibilità di essere sedotto dall’idea che egli sia un artista-genialoide, una bella persona e intellettualmente onesta  solo perchè ha confidato a mezzo mondo che ha scritto un brano in ambulanza durante un attacco di panico, mi innervosiscono.

Francamente intollerabili sono le arroganti affermazioni di un pianista mediocre che per dare lustro al proprio prodotto, un superleggero ed innocuo pop fatto al piano solo, si è appropriato del termine di Musica Classica Contemporanea, come se quei motivetti orecchiabili e cantabili potessero davvero essere i segni di una rifondazione estetica e non il risultato di una banalizzazione di una completamente “altra” materia sonora.

 

E… Jovanotti è un rapper?!

Per Jovanotti stesso discorso con l’aggiunta di essere stato per 20 anni un plagiatore utilizzando il bello slogan che nella musica, come nell’amore (Sigh!…), “tutto è permesso”, forte della cultura a lui completamente estranea del “campionamento” sonoro. Per carità, posso condividerlo in parte, ma non chiamare hip-hop o rap la tua musica, non usare un etichetta per diffonderla. Io penso che se portaste Jovanotti in un quartiere di Brooklin o di Los Angeles a fargli fare uno dei suoi concerti verrebbe dopo pochi minuti centrato da una scarica di mitra proveniente da un vero rapper locale.

Dite che è sbagliato? Certo, ma il rap è questo, o meglio, è anche questo (ad onor del vero neppure “scimmiette” come Mondo Marcio, J Ax, Fabbri Fibra, Fedez o simili avrebbero trattamenti migliori…).

Tant’è vero che il vero rap o l’hip-hop, non piace a molta gente anche per i suoi messaggi di violenza, sessismo, omofobia, etc etc, ma ascoltando Jovanotti (o simili…) ha l’illusione di avere la passione per il rap. Inutile andare avanti con gli esempi…

Bocelli sarebbe un cantante lirico? ma per piacere, andate a chiederlo a Riccardo Muti… Faletti o Volo scrivono bene…bha! Io penso che possano piacere a coloro ai quali fa schifo leggere. In sintesi è il senso del fasullo, è il gusto finto che si assapora a prevalere.

E’ come quando sei piccolo che per farti mangiare un po di minestra usano i piatti della Walt Disney, le forchette dei Puffi, i tovagliolini di Winnie-Phoo,  ti piazzano davanti alla televisione e ti imbottiscono di aromi artificiali e glutammato: la minestra ti fa sempre schifo ma tua mamma pensa di no e può persino dire alle sue amiche che tu ne vai matto…

A titolo di approfondimento leggete, vi prego, questo Link: http://carusopascoski.wordpress.com/2012/05/20/giovanni-allevi-cavaliere-della-banalita-al-merito-della-repubblica-italiana/

 

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CEO a valeriorosso.com
Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).
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