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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

La gradualità del Malessere Psichico: quando chi conosciamo bene, cambia

11/06/2016 da Valerio Rosso 2 commenti

La terminologia “gradualità del malessere psichico” fa riferimento a teorie moderne che affermano che la malattia si costruisce molto lentamente a partire da una condizione di “normalità” precedente.

La malattia mentale deve necessariamente avere una soglia di diagnosi tale da essere bene delimitata e distinta dalle condizioni di normalità psichica.

E’ indubbio, però, che il passaggio dalla benessere mentale alla patologia, più che in altre specialità mediche, si muova attraverso un continuum che merita attenzione.

E non sto parlando di condizioni cosiddette “sottosoglia“, che sono solo un confusivo ed antipatico preambolo all’idea che dobbiamo somministrare qualche dosaggio di farmaco anche a persone che non hanno sviluppato un disturbo conclamato.

Noi psichiatri, durante il processo di identificazione della malattia mentale, facciamo riferimento in termini categoriali al nostro DSM-V e questo è senza dubbio un bene: in questa maniera abbiamo dei criteri oggettivi che ci aiutano nel processo di diagnosi e cura. Il DSM-V ci viene in aiuto definendo un taglio netto tra salute e malattia.

Al contrario quando noi facciamo riferimento all’ipotesi che il malessere psichico sia uno spettro, osservabile e valutabile in se, nel quale si manifesti una gradualità dei sintomi, usciamo dalla dimensione delle categorie del DSM-V per entrare in un’altra dimensione basata sulla narrazione e sull’analisi profonda del vissuto. Non è forse anche questo il nostro lavoro? Io credo di si.

L’indagine che lo psichiatra può compiere su questo spettro di disagio progressivo comporta senza dubbio degli interventi ma meno grossolani rispetto al concetto del “sottosoglia”, ovvero non solo finalizzati ad un intervento precoce e parziale con un qualche genere di presidio farmacologico. Le dimensioni alle quali dovremmo essere interessati non sono potenziali target farmacologici (diamo un “pochino” di farmaco per un “piccolo” sintomo), ma piuttosto oggetto di interventi di tipo osservativo e descrittivo.

Ma di cosa stiamo parlando quando facciamo riferimento a condizioni che dalla normalità evolvono verso la patologia? Quello che è osservabile può essere molto variabile e non così facilmente rilevabile:

  • disturbi del flusso di coscienza ed incremento di stati di coscienza alterati come stati crepuscolari, illusioni affettive, coscienzialità o simili
  • difficoltà ad organizzare adeguatamente il pensiero
  • alterazioni dell’attenzione o della memoria
  • ridotta tolleranza allo stress sia prestazionale che di tipo relazionale con tendenza a diminuzione dell’interazione sociale, incremento delle assenze sul lavoro, ritiro in casa
  • riduzione dell’espressività e della varietà emotiva
  • alterazioni cicliche dell’affettività (tristezza, felicità e irritabilità che si alternano diversamente da prima)
  • alterazioni del contenuto di pensiero con allusività, vaghezza, ideazione prevalente
  • modificazioni delle abitudini alimentari
  • utilizzo di sostanze (caffè, sigarette, alcool, stupefacenti)
  • alterazioni del riposo notturno

In generale potremmo dire che una persona, in qualche maniera, lentamente cambia. I famigliari o le persone care che la conoscono bene possono percepire un sentimento strisciante di disagio quando iniziano a percepire queste micro-modificazioni dell’assetto di personalità o comportamentale.

Alle volte è presente addirittura il timore che la persona possa farsi male o farne a qualcuno. E’ difficile parlare di questa lenta metamorfosi con persone che non conoscono bene colui del quale stiamo parlando. Di conseguenza è anche difficile richiedere l’attenzione di chi potrebbe aiutarci, penso, ad esempio, il medico di medicina generale, che potrebbe minimizzare quanto da noi riferito (“sarà solo un momento…”, “vedrete che tutto si metterà a posto”). Spesso non si riesce a percepire la differenza tra tristezza e depressione.

Il consiglio in queste situazioni è quello di rivolgersi ad uno specialista, ad esempio presso un Centro di Salute Mentale per chiedere un incontro preliminare nel quale potrete discutere di quanto sta accadendo al vostro caro.

Alle volte certe modifiche nel comportamento e nella personalità di una persona possono essere davvero transitorie (immagino certe fasi di sviluppo nell’adolescenza o modificazioni nella terza età), ma altre volte può essere necessario un approfondimento dato che alcune patologie anche gravi come la schizofrenia, il disturbo bipolare o la depressione, possono essere precedute, con gradualità, da molti anni di progressiva metamorfosi della persona da una condizione di normalità ad una altra con caratteristiche strane, vaghe, striscianti e molto difficili da descrivere.

psichiatra-valerio-rosso-logo

L’esordio della Malattia Mentale: considerazioni finali

Come operatore che si occupa di problematiche legate alla salute mentale mi sono sempre state chiare alcune cose che raramente vengono discusse con i miei colleghi. In primis in psichiatria l’interesse al concetto di “prevenzione” é molto basso, addirittura c’é chi sostiene che nel campo del disagio psichico tale concetto perda il suo significato classico o, addirittura, sia inconsistente.

La seconda questione è la constatazione che lo psichiatra (e spesso anche lo psicologo-psicoterapeuta) si occupa per lo più di condizioni di disaggio mentale elevato, considerando superflua l’attenzione per quelle condizioni psichiche ed esistenziali definite “sottosoglia” che sono, al contrario, le più diffuse e verso le quali i professionisti della salute mentale sono, paradossalmente, più impreparati.

Prima tra tutte queste condizioni parafisiologiche indicherei lo stress, con le sue conseguenze e la sua gestione. Infine la necessità di acquisire l’abilità a formare le persone a tutte quelle norme alimentari, fisico-posturali, di igiene del sonno e di gestione della propria sessualità che possono contribuire a migliorare il benessere della mente. Ovviamente la carenza di interesse verso il “benessere mentale” è, in primis, colpa degli psichiatri i quali sembrano non avere interesse per tutto ciò che  esce dal concetto di “salute mentale” classico ma che in realtà li riguarda direttamente.

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CEO a valeriorosso.com
Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).
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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Sami dice

    17/01/2017 alle 2:04 pm

    Gentile dott. Valerio Rosso
    Ho letto alcuni dei suoi articoli, m’interessano, li trovo utili, e ed è abbastanza facile la comprensione per me.

    Rispondi
    • Valerio Rosso dice

      17/01/2017 alle 2:09 pm

      Grazie! Spero di dare informazioni chiare ed utili a più gente possibile. Se le piacciono gli articoli li condivida! Buona Giornata!

      Rispondi

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