In molti contesti di medicina preventiva e funzionale esiste un grosso problema: per ogni esame del sangue esiste un numero di campionamenti in una data unità di tempo che rende l’esame attendibile oppure no, rispetto alla variabilità biologica del singolo individuo in relazione allo specifico parametro analizzato.
Il fattore di cui vi sto parlando è noto come “Indice di Variabilità Biologica” (IVB), o “Biological Variation Index” (BVI) in inglese. Questo indice rappresenta la variabilità intrinseca delle misurazioni di un determinato parametro biologico in un individuo in condizioni fisiologiche stabili, senza la presenza di malattie o altre influenze esterne significative.
L’IVB tiene conto di due componenti principali:
- Variabilità Intraindividuale: Questa è la variabilità delle misurazioni di un parametro biologico all’interno dello stesso individuo nel tempo. Essa riflette le fluttuazioni naturali dovute a fattori fisiologici come il ciclo circadiano, l’assunzione di cibo, l’attività fisica, lo stress e altri fattori endogeni.
- Variabilità Interindividuale: Questa è la variabilità delle misurazioni di un parametro biologico tra individui diversi. Essa riflette le differenze genetiche, di stile di vita, di stato di salute e altre variazioni biologiche tra la popolazione.
Importanza dell’Indice di Variabilità Biologica
L’IVB è cruciale nella pratica clinica per diversi motivi:
- Interpretazione dei Risultati: Conoscere la variabilità biologica di un parametro aiuta i medici a interpretare correttamente i risultati dei test di laboratorio, distinguendo tra variazioni normali e cambiamenti clinicamente significativi.
- Pianificazione dei Campionamenti: Determina la frequenza ottimale dei campionamenti per monitorare efficacemente un parametro biologico, riducendo il rischio di falsi positivi o falsi negativi dovuti a fluttuazioni naturali.
- Definizione degli Intervalli di Riferimento: Gli intervalli di riferimento per i test di laboratorio sono stabiliti tenendo conto della variabilità biologica, assicurando che i valori riportati siano clinicamente rilevanti.
- Valutazione dell’Efficacia del Trattamento: Nei pazienti sotto trattamento, l’IVB aiuta a determinare se le variazioni osservate nei parametri biologici sono dovute al trattamento o a fluttuazioni naturali.
Calcolo e Utilizzo dell’IVB
L’IVB viene spesso espresso come coefficiente di variazione (CV), che è il rapporto tra la deviazione standard della variabilità e la media delle misurazioni, moltiplicato per 100 per esprimere il valore in percentuale. La formula è:

Per stabilire un intervallo di confidenza e determinare la significatività dei cambiamenti osservati, viene utilizzata anche la Differenza Critica (Critical Difference, CD):

Dove ( Z ) è il valore z del livello di confidenza desiderato, ( \text{CV}{intra} ) è il coefficiente di variazione intraindividuale e ( \text{CV}{analitica} ) è il coefficiente di variazione del metodo analitico.
Applicazioni Pratiche
Nella pratica clinica, i laboratori devono fornire informazioni sulla variabilità biologica dei parametri testati insieme ai risultati dei test, aiutando i medici a prendere decisioni informate. Ad esempio, un esame della glicemia può avere una variabilità intraindividuale significativa; conoscere questo dato aiuta a determinare quando una variazione nei livelli di glucosio è indicativa di un problema clinico o è semplicemente una fluttuazione normale.
In conclusione, l’Indice di Variabilità Biologica è un concetto fondamentale per garantire l’accuratezza e l’affidabilità delle misurazioni di laboratorio, contribuendo a una gestione clinica più efficace e informata dei pazienti.
Bibliografia:
- Fraser, C.G., & Harris, E.K. (1989). “Generation and application of data on biological variation in clinical chemistry.” Critical Reviews in Clinical Laboratory Sciences, 27(5), 409-437.
- Ricos, C., et al. (1999). “Current databases on biological variation: pros, cons and progress.” Scandinavian Journal of Clinical and Laboratory Investigation, 59(7), 491-500.
- Harris, E.K., & Yasaka, T. (1983). “On the calculation of a ‘reference change’ for comparing two consecutive measurements.” Clinical Chemistry, 29(1), 25-30.
Libri:
- Fraser, C.G. (2001). Biological Variation: From Principles to Practice. AACC Press.
- Burtis, C.A., Ashwood, E.R., & Bruns, D.E. (2012). Tietz Textbook of Clinical Chemistry and Molecular Diagnostics. Elsevier.
- Guder, W.G., Narayanan, S., Wisser, H., & Zawta, B. (2003). Samples: From the Patient to the Laboratory: The Impact of Preanalytical Variables on the Quality of Laboratory Results. Wiley-VCH.
Linee Guida:
- Clinical and Laboratory Standards Institute (CLSI). (2011). EP28-A3c: Defining, Establishing, and Verifying Reference Intervals in the Clinical Laboratory; Approved Guideline.
- European Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine (EFLM). (2015). EFLM Biological Variation Database.
- World Health Organization (WHO). (2002). Use of Anticoagulants in Diagnostic Laboratory Investigations.

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