Che cosa è davvero lo zolpidem
Lo zolpidem — in Italia lo conoscete come Stilnox o Sonirem — appartiene alla famiglia delle imidazopiridine, ed è il capostipite di quelli che in gergo chiamiamo Z-drugs, i farmaci Z. Non è chimicamente una benzodiazepina, questo è vero. Ma lavora sullo stesso identico recettore, il GABA-A, con una differenza: si lega in modo preferenziale a una sottounità specifica, la alfa-1, che è quella associata all’effetto ipnotico. Da qui nasce tutta la narrazione della selettività . Ha una logica: legandosi soprattutto alla alfa-1, teoricamente induce sonno senza portarsi dietro tutto il corredo delle benzodiazepine — l’effetto miorilassante, quello ansiolitico, quello anticonvulsivante. Sulla carta è elegante. Il problema è che dal punto di vista clinico questa eleganza si è tradotta molto meno di quanto speravamo. Perché il recettore è lo stesso, il sistema neurotrasmettitoriale è lo stesso, e i meccanismi di adattamento del cervello — la tolleranza, la dipendenza, l’insonnia di rimbalzo quando smetti — sono, guarda un po’, gli stessi. Diciamolo chiaramente: la selettività recettoriale non è un lasciapassare farmacologico. È una sfumatura, non un cambio di categoria.Quello che dice la scheda tecnica, e quello che succede davvero
In Italia lo zolpidem è autorizzato per il trattamento a breve termine dell’insonnia nell’adulto, quando è grave o causa una sofferenza significativa. La dose per l’adulto è 10 mg da prendere immediatamente prima di coricarsi, e non va ripetuta nel corso della stessa notte. Sopra i 65 anni, o in condizioni di fragilità , si parte da 5 mg. Ma il punto che mi interessa è un altro, ed è scritto nero su bianco nella scheda tecnica: la durata del trattamento va da pochi giorni a due settimane, con un massimo di quattro settimane comprensive della fase di riduzione progressiva. Quattro settimane. Compresa la sospensione graduale. Ora, quante persone conoscete che prendono Stilnox da quattro settimane? Io ne conosco pochissime. Ne conosco moltissime che lo prendono da quattro anni. E qui c’è un cortocircuito che vale la pena guardare in faccia, perché non riguarda i pazienti: riguarda noi che prescriviamo. In Italia lo zolpidem è in classe C, quindi lo paga interamente il paziente, e si dispensa con ricetta ripetibile, valida trenta giorni. Ripetibile. Il che significa che il meccanismo pratico con cui il farmaco arriva nelle case è progettato per la continuità , non per l’interruzione. Il farmaco è autorizzato per un mese e il sistema di dispensazione, di fatto, non fa nulla per fermarlo lì.Il riquadro nero: quando il corpo fa cose che tu non ricordi
Torniamo alla FDA. Nel 2019 l’agenzia americana ha imposto il boxed warning su zolpidem, eszopiclone e zaleplon per una categoria di eventi che si chiamano comportamenti complessi del sonno. Tradotto: camminare nel sonno, guidare nel sonno, cucinare, mangiare, uscire di casa, avere rapporti sessuali — tutto senza essere realmente svegli e, soprattutto, senza conservarne memoria il giorno dopo. I numeri, perché è dai numeri che si capisce la portata della cosa. La FDA ha identificato 66 casi documentati in 26 anni, fino a marzo 2018. Di questi, 20 sono stati fatali e 46 hanno comportato lesioni gravi non mortali: cadute, ustioni, incidenti stradali, ipotermia, overdose. E qui arriva il dato che dovrebbe far riflettere chiunque prescriva questa molecola: 61 di quei 66 casi riguardavano lo zolpidem. Tre l’eszopiclone, due lo zaleplon. Sessantuno su sessantasei. Sento già l’obiezione, ed è legittima: 66 casi in 26 anni, su milioni e milioni di prescrizioni, sono un’inezia statistica. Vero. Non sto dicendo che chi prende zolpidem stanotte si metterà alla guida nel sonno. Sarebbe scorretto e allarmistico. Sto dicendo un’altra cosa, che è più sottile e più importante. Che questi episodi, secondo la FDA, possono verificarsi anche dopo una singola dose, anche al dosaggio più basso raccomandato, e anche in persone senza alcuna storia precedente di sonnambulismo o disturbi del sonno. Non c’è un profilo di rischio che ti permetta di dire in anticipo: tu sì, tu no. Ed è per questo che la FDA ha aggiunto una controindicazione assoluta: chi ha già avuto un episodio di comportamento complesso del sonno con uno di questi farmaci non deve più assumerli. Mai più. Non “con cautela”: mai più. Questa è un’informazione che, secondo me, ogni persona che riceve una prescrizione di zolpidem dovrebbe avere. Non per spaventarsi. Per sapere che se una mattina si sveglia e trova la cucina in disordine senza ricordare perché, quella non è una stranezza da archiviare. È un segnale da riportare al medico, subito.Il corpo non è unisex
C’è un altro capitolo di questa storia che trovo istruttivo ben oltre lo zolpidem, e riguarda le donne. Nel 2013 la FDA ha fatto una cosa che le agenzie regolatorie fanno raramente: ha abbassato la dose raccomandata di un farmaco già in commercio, e l’ha fatto solo per un sesso. Per le formulazioni a rilascio immediato la dose per le donne è scesa da 10 a 5 mg; per quelle a rilascio prolungato da 12,5 a 6,25 mg. Per gli uomini l’agenzia ha raccomandato di prendere in considerazione le stesse dosi ridotte. Il motivo è farmacocinetico, e semplice: le donne eliminano lo zolpidem più lentamente. Il che significa che al mattino, quando si alzano e si mettono al volante, hanno concentrazioni ematiche che negli uomini a parità di dose sono già scese. E la FDA è stata esplicita su un punto che mi sembra il più rilevante di tutti: una persona con livelli elevati di zolpidem può essere compromessa anche se si sente perfettamente sveglia. Rileggetela, quella frase. La sensazione soggettiva di lucidità non è un indicatore affidabile della capacità di guidare. È esattamente lo stesso principio dell’alcol, ed è esattamente il motivo per cui tanta gente in buona fede si mette in strada convinta di stare benissimo. Per anni abbiamo studiato i farmaci prevalentemente su corpi maschili e poi li abbiamo dati a tutti con lo stesso dosaggio. Lo zolpidem è uno dei pochi casi in cui questo errore è stato riconosciuto pubblicamente e corretto. Immaginate quanti non lo sono stati.Dopo i 65 anni il calcolo cambia
Sugli anziani abbiamo dati che vanno oltre l’impressione clinica. Una metanalisi pubblicata su Age and Ageing ha messo insieme dieci studi per oltre 830.000 partecipanti, di cui quasi 147.000 esposti ai farmaci Z, e ha trovato un aumento significativo del rischio di fratture, con un odds ratio di 1,63 — intervallo di confidenza fra 1,42 e 1,87. Sulle cadute in sé il segnale andava nella stessa direzione, con un raddoppio del rischio, ma gli studi disponibili erano solo tre e il risultato non ha raggiunto la significatività statistica. Sono onesto sul limite di questi numeri: l’eterogeneità fra gli studi era alta, e chi prende ipnotici è spesso più fragile in partenza di chi non li prende. Non è facile separare l’effetto del farmaco dall’effetto della condizione che ha portato a prescriverlo. Ma nella pratica clinica il ragionamento non cambia di molto. In una persona di ottant’anni una frattura di femore non è un evento avverso: è spesso l’inizio della fine dell’autonomia. E quando metto sul piatto della bilancia qualche settimana di sonno indotto farmacologicamente da una parte, e quel rischio dall’altra, il conto smette di essere astratto.Chi cerca i numeri nudi e crudi — emivita, dosi autorizzate in Italia, interazioni, controindicazioni riprese dalla scheda tecnica — li trova nella scheda dello zolpidem del manuale di psicofarmacologia clinica che curo su psicofarmacologia.it. Qui invece mi interessa un’altra domanda.
La domanda che nessuno fa: perché non dormi?
Ed eccoci al punto che mi sta più a cuore, quello per cui vale la pena aver letto fin qui. Le linee guida europee sull’insonnia, aggiornate nel 2023, dicono una cosa che dovrebbe essere scritta sulla porta di ogni ambulatorio: la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia — la CBT-I — è il trattamento di prima linea per il disturbo da insonnia negli adulti di qualunque età , indipendentemente dalle comorbilità . Non “un’alternativa da valutare”. Prima linea. E può essere erogata sia di persona sia in formato digitale, il che abbatte gran parte delle obiezioni pratiche sulla disponibilità . I farmaci come lo zolpidem, nelle stesse linee guida, occupano una posizione precisa e subordinata: uso a breve termine, entro le quattro settimane, quando la CBT-I non è disponibile o non ha funzionato. Capite qual è il problema? Nella pratica reale l’ordine è quasi sempre rovesciato. Si parte dalla pillola perché è veloce, perché costa dieci minuti di visita invece di sei settimane di percorso, perché il paziente esce dallo studio con qualcosa in mano. E la CBT-I diventa l’ipotesi che si valuta dopo tre anni di Stilnox, quando ormai bisogna anche gestire una dipendenza che prima non c’era. Il sonno è uno dei pilastri dello stile di vita, e come tutti gli altri pilastri risponde molto più all’ambiente che alla chimica. Un’insonnia che dura da mesi non è quasi mai un problema isolato del sonno: è un sintomo. Dietro ci trovi un disturbo d’ansia non riconosciuto, una depressione mascherata, un’apnea notturna che nessuno ha cercato, un lavoro a turni, un ADHD non diagnosticato con un ritmo circadiano completamente slittato, un consumo alcolico serale che la persona non considera nemmeno un consumo. Oppure semplicemente una vita organizzata in modo incompatibile con il dormire. Lo zolpidem non tocca nessuna di queste cose. Chiude gli occhi. È una risposta perfettamente sensata quando il problema è acuto e circoscritto — un lutto, un ricovero, un fuso orario, due settimane di crisi — ed è una risposta perfettamente inutile, se non dannosa, quando il problema è strutturale. Non stiamo prendendo in giro nessuno se lo diciamo apertamente: nella stragrande maggioranza dei casi in cui viene prescritto a lungo termine, questo farmaco non sta curando l’insonnia. Sta rendendo tollerabile il fatto che non la stiamo curando.Se lo stai prendendo da mesi
Una precisazione che considero non negoziabile: se state assumendo zolpidem da tempo, non smettete di colpo e non decidete da soli. L’interruzione brusca può produrre insonnia di rimbalzo peggiore di quella di partenza, ansia, e in alcuni casi sintomi di astinenza veri e propri. La sospensione va costruita, graduata, e possibilmente accompagnata dall’avvio di un percorso che si occupi del motivo per cui non dormite. La domanda giusta da portare al vostro medico non è «posso continuare a prenderlo?». È «da dove ricominciamo per non averne più bisogno?». Sono due domande che sembrano simili. Non lo sono per niente.Se il problema è l’insonnia e non il singolo farmaco, vale la pena partire da lì: ne ho scritto in che cos’è l’insonnia e come si combatte, e sulle alternative sedative in trazodone gocce, compresse e fiale.

Caro dottore, sono bipolare in fase depressiva ma non trovo ancora la cura idonea. il dottore mi ha prescritto per la mia insonnia feroce 15 gocce di rivotril 3 volte al giorno e lo stlnox la sera prima di dormire. a dire la verità dormo ma il giorno mi sento come una rimbambita, e questo è dire poco. inoltre prendo 10 mg di brintellix ma la depressione tende a non passare perchè ho istinti suicidari, addirittura. Sono della Basilicata quindi distanti da lei, per una eventuale visita. mi aiuti la prego!
Egregio Dottore, soffro di SAD ed insonnia. Il problema principale è l’insonnia con risvegli notturni. <<sto assumendo Zolpidem da un po' di mesi. Adesso mi sono accorto che non è più efficace come ai primi tempi. Lo posso sostituire con Halcion o altro farmaco per prolungare il sonno?. Grazie e saluto Adolfo
La prego di rispondere alla mia email infoadal@libero.it
Ciao Adolfo, grazie di leggere il mio blog! Purtroppo non posso rispondere a quesiti su problematiche personali… però vedrai che qua e la nel blog troverai consigli utili… buona domenica!
Buongiorno dottore attualmente per dormire sto assumendo rivotril vorrei sostituirlo con sonirem questo farmaco può andare bene ? Perché ho dei dubbi sugli effetti collaterali vedi disfunzione erettile per quanto riguarda il rivotril
Questo genere di consigli implicano una visita clinica approfondita, per cui devo consigliare di ribolgersi al medico di base.
Dottore buonasera, io a dir la verità non ho problemi gravissimi di insonnia, prendendo però mezza pasticca di zoplidem itempi di addormentamento di riducono e credo che su di me abbia anche un effetto come dire.. se non proprio placebo, calmante.. e possibile ? Quali controindicazioni ha l’uso di zolpitedem? Io ne prendo 3/4 pasticche al mese.mi aiuti a capire, grazie mille e buona serata.
Buongiorno e grazie di leggere il mio blog! Purtroppo non posso rispondere su casi personali. In generale posso dire che lo zolpidem è un farmaco sicuro ed efficace anche se (1) può dare dipendenza, (2) va usato sotto controllo medico (3) per un periodo limitato di tempo.
da ca. 20 gg assumo sonirem,cominciato prurito intenso generalizzato,
è possibile correlazione con il medicinale?
Grazie
Non è un effetto collaterale frequente ma chiedi consiglio al medico che te lo ha prescritto per valutare la situazione. Grazie di aver letto il mio blog!
Caro dottore .. io sono circa 8 anni che uso Sonirem… ma vorrei smettere e’ molto difficile… mi da un consiglio
Grazie gio
Salve dottore sono ormai 10 anni che faccio uso di paroxetina 2 cp al giorno più 20goccie sonirem per dormire ma da circa 7/8 mesi le crisi depressive sono ricomparse può essere che dopo tanti anni la paroxetina non mi da nessun sollievo perché il mio corpo si è abituato a questa molecola ? Cosa ne pensa delle nuove molecole per combattere la depressione,
DR prendo Tavor da 30 anni . Mi chiamo Mario borsetti, ma credo che non mi faccia più effetto. Con cosa posso aiutarmi.
Buongiorno
ci pu0 essere una relazione fra l’assumere una compressa da 10 mg di Zolpeduar e la funzione erettile ?
grazie
Buona sera dottore , sto usando sonirem da circa un mese, ho inoziato con 20 gocce, negli ultimi 10 giorni assumo 15 gocce ho notato un calo importante della libido, prima non ho mai avuto problemi.
E’ possibile il riferimento al farmaco?
Grazie