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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

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Talofen gocce (promazina): a cosa serve, quanti mg è una goccia e quando preoccuparsi

18/03/2020 da Valerio Rosso 7 commenti

Il Talofen è uno dei farmaci più prescritti e meno spiegati d’Italia. Sta nel comodino di un’enorme quantità di persone anziane, nei carrelli delle terapie di quasi tutte le RSA, nelle borse dei medici di guardia. E quasi sempre arriva senza istruzioni: quindici gocce la sera, e via.

Poi qualcuno va a cercare che cos’è, scopre la parola “antipsicotico”, legge il foglietto illustrativo — che a un certo punto dice, nero su bianco, che negli anziani con demenza aumenta il rischio di morte — e si spaventa a morte. Giustamente, direi. Solo che a quel punto la reazione tipica è o il panico o la rimozione, e nessuna delle due aiuta.

Allora facciamo una cosa diversa: mettiamo in fila quello che il Talofen è davvero, che cosa dice la scheda tecnica, che cosa dicono i dati, e — soprattutto — quali domande bisogna andare a fare al medico che l’ha prescritto. Perché il problema non è il farmaco. Il problema è quasi sempre il fatto che nessuno abbia mai spiegato niente.

Un avviso che non è di rito: qui non troverete dosaggi da applicare, e soprattutto non troverete nessun motivo per sospendere una terapia di vostra iniziativa. Interrompere di colpo un antipsicotico in una persona anziana e fragile può scatenare un peggioramento acuto. Se dopo aver letto vi vengono dei dubbi — e spero che vi vengano — quei dubbi si portano al medico, non si risolvono in autonomia.

Che cos’è il Talofen e qual è il principio attivo

Il principio attivo del Talofen è la promazina cloridrato. È un antipsicotico di prima generazione, della famiglia delle fenotiazine: roba degli anni Cinquanta, cugina stretta della clorpromazina, cioè del capostipite di tutta la psicofarmacologia moderna.

Si dice che sia un antipsicotico “a bassa potenza”, e questa espressione va capita bene perché genera equivoci. Non significa che sia un farmaco leggero. Significa che il suo blocco dei recettori dopaminergici D2 — l’effetto propriamente antipsicotico — è relativamente debole, mentre è molto attiva su altri tre fronti: blocca i recettori istaminergici H1, e da lì viene la sedazione poderosa che tutti conoscono; blocca i recettori alfa-1 adrenergici, e da lì viene il calo di pressione quando ci si alza in piedi; e blocca i recettori muscarinici, cioè è un potente anticolinergico.

Tenete a mente quest’ultima parola, perché torna fra poco ed è la chiave di metà dei problemi. In una persona anziana, il carico anticolinergico è tutt’altro che innocuo: dà confusione, peggiora la memoria, secca la bocca, blocca l’intestino, può causare ritenzione urinaria e contribuisce alle cadute. In un cervello già fragile, può fare precipitare un delirium.

Detto in termini pratici: il Talofen è un farmaco che seda molto e che è antipsicotico poco. Ed è esattamente per la prima proprietà, non per la seconda, che nella pratica italiana viene usato così tanto.

Le gocce: quante ne bastano e quanti milligrammi sono

Questo è il dato che tutti cercano e che quasi nessuno scrive in chiaro.

Il Talofen gocce è una soluzione al 4%, cioè 4 grammi ogni 100 ml, che fanno 40 mg per millilitro. Il flacone è da 30 ml. E la conversione che serve davvero è questa: una goccia contiene 2 mg di promazina.

Da qui si capisce tutto il resto. Le famose “dieci gocce” sono 20 mg. Venti gocce sono 40 mg. Le posologie della scheda tecnica per l’adulto prevedono 15 gocce quattro volte al giorno, cioè 120 mg al giorno, fino a un massimo di 50 gocce quattro volte al giorno, che fanno 400 mg. Nell’anziano il tetto scende drasticamente: la dose orale raccomandata è di 10-30 gocce al giorno — cioè 20-60 mg — e il massimo assoluto è 25 gocce quattro volte al giorno.

Guardate che salto c’è fra “dieci gocce la sera” e i dosaggi pieni: è un fattore venti. Il Talofen a dose bassa serale e il Talofen a dose antipsicotica piena sono, di fatto, due farmaci diversi con due profili di rischio diversi. Quando qualcuno vi dice “prende solo qualche goccia”, spesso è vero: la maggior parte delle prescrizioni domiciliari italiane sta nella fascia bassa. Il che non le rende automaticamente innocue, ma è un’informazione che cambia la conversazione.

Sulle forme disponibili, chiudiamo un dubbio che vedo circolare parecchio: oggi in Italia il Talofen esiste in due sole confezioni, le gocce orali (flacone da 30 ml) e le fiale iniettabili da 2 ml a 25 mg/ml, cioè 50 mg per fiala. Le compresse non sono più in commercio. Se le state cercando in farmacia, smettete: non è un problema di reperibilità temporanea, quella formulazione non c’è più.

A cosa serve davvero: le indicazioni registrate

Qui arriva la parte scomoda, e ci tengo a scriverla senza giri di parole perché è il cuore di tutto l’articolo.

Le indicazioni per cui il Talofen è autorizzato sono due, e sono queste: trattamento dell’agitazione psicomotoria o del comportamento aggressivo, e schizofrenia e altri disturbi psicotici.

Fine. Non c’è l’insonnia. Non c’è l’ansia. Non c’è “il nonno la notte si alza”. Non c’è “è nervoso”. Non c’è “non riusciamo più a gestirlo”.

Eppure, diciamocelo, è per quelle cose lì che in Italia il Talofen viene dato nella stragrande maggioranza dei casi. Non lo dico per fare il moralista con i colleghi: lo dico perché conosco benissimo il contesto in cui quelle prescrizioni nascono, ed è un contesto in cui c’è una famiglia allo stremo, un caregiver che non dorme da tre settimane, nessun supporto domiciliare, nessuna alternativa concreta e un medico che ha otto minuti a disposizione. In quelle condizioni le gocce sono l’unica cosa che qualcuno può realmente offrire. Il problema non è il singolo medico e non è la singola famiglia: è che abbiamo costruito un sistema in cui la sedazione farmacologica è più accessibile dell’assistenza.

Ma sapere che si sta usando un farmaco fuori indicazione cambia le cose. Cambia le domande che fate, cambia la frequenza con cui rivalutate, cambia la disponibilità a provare qualcos’altro quando qualcos’altro diventa possibile.

Talofen e demenza: quello che il foglietto dice e che va capito bene

La scheda tecnica del Talofen contiene un’avvertenza esplicita: negli anziani con demenza gli antipsicotici si associano a un aumento del rischio di morte. Non è una postilla legale all’italiana, è la traduzione di un allarme regolatorio internazionale — la FDA lo ha imposto per gli antipsicotici atipici nel 2005 e lo ha esteso a quelli di prima generazione, come la promazina, nel 2008.

Quanto è grande questo rischio? Il lavoro più utile per farsene un’idea concreta è uno studio americano su oltre novantamila pazienti ultrasessantacinquenni con demenza, che ha calcolato il cosiddetto number needed to harm: quante persone bisogna trattare perché se ne verifichi una morte in più. Su sei mesi di terapia, i numeri erano 26 per l’aloperidolo, 27 per il risperidone, 40 per l’olanzapina, 50 per la quetiapina. E il rischio cresce con la dose.

Devo essere preciso su un punto: la promazina non era fra i farmaci studiati, quindi un numero specifico per il Talofen non esiste. Appartiene però alla stessa classe, e l’avvertenza regolatoria la copre esplicitamente. Anzi, gli studi osservazionali che hanno confrontato antipsicotici di prima e seconda generazione suggeriscono che i vecchi possano andare peggio, non meglio, anche se la FDA ha ritenuto i dati non abbastanza solidi per differenziare formalmente le due classi.

C’è poi un aspetto normativo che in Italia quasi nessuno conosce e che invece è utilissimo sapere. Nel nostro paese l’unico antipsicotico autorizzato per i disturbi comportamentali della demenza è il risperidone, e solo per il trattamento a breve termine dell’aggressività persistente nell’Alzheimer lieve-moderato che non risponde agli approcci non farmacologici. Tutti gli altri — Talofen compreso — in quel contesto sono off-label, e la loro prescrizione passa formalmente attraverso i Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze, con piano terapeutico, consenso informato scritto e scheda di monitoraggio periodica.

Le raccomandazioni che accompagnano quel percorso sono tre, e sono tre domande che potete portare in ambulatorio così come sono. La prima: quali sintomi stiamo trattando? Perché il bersaglio legittimo sono le allucinazioni, i deliri, l’agitazione grave, l’aggressività — non il vagabondaggio, non l’irrequietezza generica, non la resistenza alle cure. La seconda: abbiamo provato prima le strade non farmacologiche? La terza, la più importante di tutte: quando rivalutiamo? Perché la raccomandazione è di prendere in considerazione la sospensione dopo dodici settimane di uso continuativo, anche quando il farmaco sta funzionando. Non “se non funziona”: anche se funziona.

Nella realtà, quante terapie con Talofen iniziate durante una crisi vengono rivalutate a tre mesi? Pochissime. Si iniziano in emergenza e si continuano per anni per inerzia, perché nessuno vuole essere quello che tocca un equilibrio faticosamente raggiunto. È comprensibile ed è sbagliato, e in mezzo a queste due cose ci sta tutto il lavoro che si può fare. Se vi interessa il quadro completo delle alternative, ne ho scritto nell’articolo sulla gestione del comportamento e dell’aggressività nella demenza.

L'”effetto paradosso”: che cosa sta succedendo davvero

Moltissime persone cercano “Talofen effetto paradosso”, e hanno visto qualcosa di reale: hanno dato le gocce a un familiare che era agitato, e il familiare è diventato più agitato. Poi hanno alzato la dose, ed è peggiorato ancora.

L’espressione “effetto paradosso” viene dal mondo delle benzodiazepine, dove descrive una disinibizione con agitazione. Con gli antipsicotici il meccanismo è un altro, ed è molto più insidioso perché ha un nome preciso: acatisia.

L’acatisia è un’irrequietezza interna generata dal farmaco stesso. Non è ansia, non è agitazione psichica: è una sensazione fisica, intollerabile, di non poter stare fermi, che spinge a camminare, a dondolare, ad alzarsi in continuazione. Nelle meta-analisi compare in circa l’11% dei pazienti trattati con antipsicotici, dentro un quadro di sintomi extrapiramidali che ne riguarda complessivamente uno su tre. Ed è dose-dipendente: le curve dose-risposta mostrano che alzando la dose il rischio o cresce o resta uguale, mai che scenda.

Capite la trappola? Una persona anziana con acatisia appare agitata. Chi la assiste vede l’agitazione e fa la cosa più logica del mondo, cioè aumenta le gocce. E l’aumento peggiora l’acatisia. Si entra in una spirale in cui il farmaco cura un sintomo che sta causando lui stesso. La letteratura è chiarissima nel dire che l’acatisia è difficile da riconoscere, e in un paziente con demenza che non riesce a raccontarvi che cosa sente, è quasi impossibile.

C’è poi il secondo meccanismo, quello anticolinergico di cui parlavo prima. La promazina blocca fortemente i recettori muscarinici, e in un cervello anziano questo può precipitare un delirium — uno stato confusionale acuto con disorientamento, allucinazioni e, di nuovo, agitazione. Anche qui la lettura ingenua è “il farmaco non basta”, quando la lettura giusta sarebbe “il farmaco sta contribuendo”.

Che cosa farsene di questa informazione, in pratica? Una cosa sola, ed è preziosa: se dopo l’inizio del Talofen o dopo un aumento di dose il quadro peggiora, quello non è un motivo per salire ancora. È un motivo per fermarsi e chiamare il medico. La domanda da fare è letteralmente: “può essere il farmaco?”

Talofen insieme alla quetiapina o al Trittico: si può?

Sono associazioni che vedo continuamente, quindi la domanda è più che legittima. La risposta onesta è: si fanno, non sono vietate, e vanno guardate con attenzione per una ragione di aritmetica.

Promazina, quetiapina e trazodone condividono buona parte degli stessi effetti: sedano, abbassano la pressione in ortostatismo, e possono allungare l’intervallo QT sull’elettrocardiogramma. Metterli insieme non somma i benefici in modo lineare, ma somma piuttosto bene i rischi: più sedazione diurna, più rischio di cadute, più carico sul cuore. Nel caso specifico della demenza, poi, ogni antipsicotico aggiunto porta con sé la sua quota del segnale di mortalità di cui parlavamo prima — e la quetiapina, in quello studio, aveva un number needed to harm di 50.

Non sto dicendo che quelle associazioni siano sbagliate. In certe situazioni cliniche sono ragionevoli e sono l’opzione migliore disponibile. Sto dicendo che sono decisioni che meritano una motivazione esplicita, un elettrocardiogramma di controllo e una data di rivalutazione — e che se avete due o tre di questi farmaci insieme in terapia da anni senza che nessuno li abbia più guardati, quella è una conversazione da riaprire. Non da soli: con chi prescrive.

Che differenza c’è fra il Talofen e il Lexotan

Sono due farmaci che non c’entrano niente l’uno con l’altro, se non per il fatto che entrambi calmano. Ed è utile capire la differenza, perché condiziona che cosa aspettarsi.

Il Lexotan è bromazepam, cioè una benzodiazepina: agisce potenziando il GABA, il freno del sistema nervoso. È ansiolitico, ipnoinducente, miorilassante, anticonvulsivante. Dà tolleranza e dipendenza, e la sospensione dopo un uso prolungato richiede uno scalaggio lento.

Il Talofen è un antipsicotico: agisce sui recettori della dopamina, dell’istamina, dell’acetilcolina e della noradrenalina. Non dà dipendenza nel senso in cui la danno le benzodiazepine, ma può dare sintomi extrapiramidali, discinesia tardiva e tutto il resto di cui abbiamo parlato.

Quale dei due è più sicuro nell’anziano agitato? Qui la risposta è controintuitiva, e vale la pena dirla. Una revisione sistematica del 2025 sui farmaci usati per l’agitazione grave negli anziani in pronto soccorso ha trovato eventi avversi nel 16,8% dei pazienti complessivamente, ma con una gerarchia netta: le benzodiazepine, e in particolare il midazolam, erano nettamente le peggiori, con un rischio cinque volte superiore rispetto all’aloperidolo. La quetiapina era l’unico farmaco associato a meno eventi avversi. Morale: “è solo una goccina di ansiolitico” non è affatto la scelta più prudente. Nessuna delle due classi è innocua nell’anziano fragile, e la scelta va fatta sul singolo caso.

La parte più tecnica — profilo recettoriale, cinetica, controindicazioni formali — sta nella scheda della promazina del manuale di psicofarmacologia clinica, che tengo allineata alla scheda tecnica.

Quanto costa e perché non è mutuabile

Il Talofen è in fascia C, quindi interamente a carico del cittadino: nessun ticket ridotto, nessuna esenzione che tenga, si paga tutto. Il flacone di gocce da 30 ml sta intorno ai 15 euro, la confezione da sei fiale iniettabili intorno ai 19 euro. La ricetta è ripetibile.

Quindici euro sembrano pochi, e in valore assoluto lo sono. Ma sono quindici euro che ricadono su famiglie che spesso stanno già pagando una badante, i pannoloni, gli integratori e tutto il resto di una non autosufficienza che il sistema pubblico copre solo in parte. Come sempre in questo paese, la parte che costa poco al sistema costa qualcosa a chi assiste. E siccome prezzi e classi cambiano nel tempo, il dato aggiornato ve lo dà solo il banco della farmacia.

E se il Talofen non si trova? Con cosa si sostituisce

Questa pagina nasce, anni fa, da un periodo in cui il Talofen era diventato irreperibile e mezza Italia cercava disperatamente un’alternativa. Da allora la situazione si è normalizzata, ma la domanda continua ad arrivare, e vale la pena rispondere una volta per tutte.

La risposta corta è: non esiste un sostituto che si scelga da casa. E non è una risposta pilatesca, è una conseguenza di come è fatto questo farmaco. La promazina ha un profilo recettoriale particolare — pochissima potenza antipsicotica, moltissima sedazione — che non ha un equivalente uno-a-uno. Sostituirla significa decidere quale dei suoi effetti si vuole replicare, e la scelta cambia completamente a seconda che il bersaglio sia il sonno, l’agitazione, l’aggressività o un sintomo psicotico vero. Sono farmaci diversi, con dosi diverse e rischi diversi.

Aggiungo una cosa che di solito non viene detta: un periodo di irreperibilità è, paradossalmente, l’occasione migliore per rivalutare se quel farmaco serva ancora. Se una terapia va avanti da tre anni per inerzia, l’unico momento in cui qualcuno la rimette in discussione è quando la farmacia dice che non c’è. Vale la pena sfruttarlo, invece di cercare affannosamente qualcosa che assomigli. Se volete un panorama di che cosa esiste e come funziona, ho scritto un micro manuale degli antipsicotici in commercio.

Allora il Talofen è pericoloso?

Ci arriviamo, perché è la domanda che state cercando di farmi da quando avete aperto la pagina.

La risposta è che “pericoloso” non è una proprietà del farmaco. È una proprietà della coppia farmaco-situazione. Il Talofen usato per l’indicazione giusta, alla dose minima efficace, in una persona monitorata, con una data di rivalutazione segnata sul calendario, è uno strumento legittimo che a volte evita ricoveri, contenzioni fisiche e sofferenze molto peggiori di lui. Lo stesso Talofen dato per anni a un anziano con demenza perché di notte si alza, senza che nessuno abbia mai rivisto la dose, senza un elettrocardiogramma, sommato ad altri due sedativi, è un problema serio.

La differenza fra queste due situazioni non è chimica. È organizzativa, ed è precisamente il punto su cui si può intervenire — anche da familiari, anche senza competenze tecniche, semplicemente ponendo le domande giuste. Che poi sono quattro: quale sintomo preciso stiamo trattando? Abbiamo provato altro prima? Quando rivalutiamo la dose? Serve un elettrocardiogramma? Se il medico risponde a queste quattro domande, siete in buone mani. Se nessuno se le è mai poste, il problema non è il Talofen.

Una cosa però lasciatemela dire, perché me la porto dietro da tutta la carriera. Ogni volta che prescriviamo una sedazione a una persona anziana che disturba, stiamo rispondendo a un bisogno che quasi sempre non è suo: è di chi le sta intorno. Non è necessariamente sbagliato — chi assiste è una persona anche lui, e il suo esaurimento è un dato clinico a tutti gli effetti. Ma è bene sapere per chi stiamo prescrivendo. Se la risposta onesta è “per farlo stare tranquillo così noi reggiamo”, allora il farmaco è una toppa su un problema che è di assistenza, di case fatte male, di servizi che non ci sono. La toppa a volte serve. Ma non chiamiamola terapia, e soprattutto non smettiamo di cercare quello che manca sotto.

Fonti principali

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di Talofen (promazina cloridrato), gocce orali 40 mg/ml e soluzione iniettabile 25 mg/ml. — Maust DT et al. Antipsychotics, other psychotropics, and the risk of death in patients with dementia: number needed to harm. JAMA Psychiatry, 2015. PMID: 25786075. — Ali T et al. Antipsychotic-induced extrapyramidal side effects: a systematic review and meta-analysis of observational studies. PLoS ONE, 2021. — Wu H et al. Antipsychotic-induced akathisia in adults with acute schizophrenia: a systematic review and dose-response meta-analysis. European Neuropsychopharmacology, 2023. — Salem H et al. Revisiting antipsychotic-induced akathisia: current issues and prospective challenges. Current Neuropharmacology, 2017. — Casey MF et al. Comparative Safety of Medications for Severe Agitation: A Geriatric Emergency Department Guidelines 2.0 Systematic Review. Journal of the American Geriatrics Society, 2025. — Stroup TS, Gray N. Management of common adverse effects of antipsychotic medications. World Psychiatry, 2018. — Vanegas-Arroyave N et al. An Evidence-Based Update on Anticholinergic Use for Drug-Induced Movement Disorders. CNS Drugs, 2024. — FDA, estensione del black-box warning agli antipsicotici convenzionali, 2008. — Percorso regionale per la prescrizione di antipsicotici nella demenza tramite i Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD).

Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce il parere del medico curante. Non modificate né sospendete alcuna terapia sulla base di quanto avete letto qui: l’interruzione improvvisa di un antipsicotico in una persona anziana può essere pericolosa.

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Archiviato in:Psicofarmacologia Contrassegnato con: promazina, sostituire il talofen, talofen

Info Valerio Rosso

Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giuseppe Schembri dice

    18/03/2020 alle 9:43 am

    Salve dottore e sempre grazie per il suo contributo divulgativo e per tutti i suoi lavori… Da paziente volevo lasciare la mia esperienza su questo articolo i pazienti che assumono promazina in quanto oltre ad altri effetti da sedazione, la sostituzione con mirtazapina per i problemi di insonnia grave. Lascio il mio contributo anche perché ho avuto esperienza tale e so tutte le problematiche e i disturbi che provoca, sono molto grato al mio dottore e alla mirtazapina questa molecola che non finirò di ringraziare per le nottate di sonno profondo che mi ha fatto fare quando non riuscivo a dormire neanche con l assunzione di benzodiazepine(xanax).Un altro effetto riscontrato è stata la scomparsa della nausea e il ritorno dell’appetito che può essere utile in certe patologie. Grazie ancora dottore e la esorto a continuare il suo ottimo lavoro.

    Rispondi
  2. Francesco dice

    18/03/2020 alle 10:43 am

    Oddio, la quetiapina ha maggior effetto antipsicotico? Forse il contrario, una errata corrige?

    Rispondi
  3. Veronica dice

    30/03/2020 alle 10:31 pm

    Salve in mancanza di talofen… Dalmadorm e consigliabile.. Prescritto dal medico.. Mio nonno a 78 anni

    Rispondi
  4. Loredana Perniciano dice

    02/05/2021 alle 5:54 pm

    Il neurologo ha prescritto a mia mamma di 99 anni il seroquel in aggiunta al talofen che già assumeva la sera prescritto qualche mese fa dalla geriatra. Mamma ha problemi legati ad una vasculopatia che le provocano agitazione, attacchi di ansia e disturbi comportamentali. La sera assume prima di andare a dormire 10 gocce di lexotan, 15 di Seripnol e 15 di Talofen, prescritte, come ho detto dalla geriatra. Da ultimo il neurologo che abbiamo consultato ha confermato questa terapia serale e aggiunto il Seroquel da 25 , mezza compressa, da assumere assieme al Talofen. Secondo lei la cura va bene oppure è eccessiva la somministrazione di questi 2 ultimi farmaci insieme? Io ho riscontrato che dopo 2 giorni di assunzione mia mamma al risveglio era completamente intontita, più agitata e con problemi nell’articolazione delle parole. Grazie x il parere che vorrà darmi al riguardo.

    Rispondi
  5. Cinzia dice

    05/10/2021 alle 2:13 pm

    Mia madre affetta da demenza da circa 7 anni assume questi farmaci:
    Quetiapina compresse da 25mg la mattina e all’ora di pranzo.
    Quetiapina da 50mg a r.p. la sera.
    Bromazepam compresse da 3mg tre volte al giorno.
    I risultati purtroppo non sono soddisfacenti, dato che nonostante tutti questi farmaci continua a manifestare varie crisi di forte agitazione
    accompagna da continuo movimento,
    non riesce a stare seduta.
    Pertanto il neurologo ha consigliato di farle assumere 15 gocce di bromazepam durante queste crisi … ma a me sembra un dosaggio esagerato e talvolta inutile.
    Inoltre non dorme per tutta la notte.
    Cosa mi può consigliare?
    La ringrazio tantissimo.
    C.

    Rispondi
  6. Maria Rosaria diorio dice

    26/04/2022 alle 9:02 pm

    Buonasera dott ..espongo la mia situazione ..mia madre 88anni sola non può più stare e l ho portata a casa mia ..fatto sta che una continuazione dice di voler andare via diventa aggressiva dimentica che mangia ..non vuole essere lavata ….e questa è la cosa più grave ..diventa così aggressiva ..non so come fare per farle un bagno ..puzza on una maniera esagerata ..sono disperata ….sta assumendo talofen 10gocce la sera …ma non si vuole fare pulire …diventa aggressiva e violenta se tento di lavarla ..come posso fare …in casa non si può stare più per la puzza ..aiuto ..

    Rispondi
  7. ivan dice

    17/05/2023 alle 5:19 pm

    salve,
    possibile che a mee ne talofen ne quietapina ne trittico facciano effetto? prendo mirtazapina e laroxil, sto cercando di calare 3 halcion che prendo, ma ho bisogno di un sostituto sicuro che non dia gli effetti di dipendenza dell halcion. suggerimenti?

    Rispondi

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