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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

Utilizzo del cannabidiolo (CBD) in Psichiatria

10/04/2019 da Valerio Rosso 1 commento

L’olio di cannabidiolo (CBD), lasciatemelo dire, rappresenta un trend in crescita tra i millennial appassionati di salute e di benessere naturale ed alternativo.

In decine di stati, negozi di alimenti naturali, farmacie e persino supermercati espongono prodotti contenenti CBD.

CVS Pharmacy, negli USA, ha appena annunciato questa settimana che porterà creme, spray e lozioni al CBD in otto stati, mostrando di voler investire pesantemente in questo trend.

Partiamo da qualche premessa di base: la marijuana (e anche chiaramente l’hashish) contiene sia tetraidrocannabinolo (THC) che cannabidiolo (CBD) e questi composti hanno effetti diversi sul nostro corpo e sulla nostra mente.

Il ben noto effetto dopante dal fumare o mangiare marijuana deriva dal THC, che entra in circolo e svolge la sua funzione di droga quando viene metabolizzato dopo essere stato esposto al calore e consumato dal corpo.

Il CBD funziona diversamente. Il cannabidiolo viene estratto dai fiori e dai germogli di marijuana o piante di canapa e può essere mangiato, inalato e persino applicato sulla pelle. A differenza del THC, non è psicoattivo, il che significa che il CBD non altera lo stato mentale di una persona generando ebrezza o stordimento.

Tuttavia, il CBD può indubbiamente produrre cambiamenti significativi nel corpo e la ricerca più attuale suggerirebbe che possa avere alcuni benefici sul piano medico.

Il corpo e la mente contengono due recettori principali per i cannabinoidi, il CB1 ed il CB2. Il THC si lega ai recettori CB1 nel cervello che influenzano la coordinazione ed il movimento, il dolore, l’umore, appetito e altre funzioni.

Inizialmente si pensava che il CBD si attaccasse ai recettori CB2 in tutto il corpo, ma le prove suggeriscono che non si attacca affatto. Sembrerebbe invece, che esso stimoli il corpo a usare più cannabinoidi endogeni, prodotti naturalmente.

Sebbene le evidenze indichino chiaramente che il CBD possa avere diversi benefici, ad esempio, per il trattamento dei disordini epilettici, la ricerca è ancora in fase iniziale per quanto riguarda molte altre affermazioni che vengono propagandate rispetto a plurimi benefici sulla salute.

Uno degli usi più comuni per cui il CBD verrebbe utilizzato, sarebbe quello di trattamento anti-infiammatorio.

Un certo numero di studi condotti su animali da esperimento hanno infatti mostrato una significativa riduzione dell’infiammazione sistemica da parte del CBD.

Ciò darebbe speranza nel trattamento dell’infiammazione cronica e del dolore, in particolare l’artrite e le lesioni. Altre condizioni che potrebbero essere causate da elevati livelli di infiammazione sistemica sarebbero patologie molto eterogenee come l’acne, il diabete di tipo 1 e persino il morbo di Alzheimer.

Ci sono ulteriori prove che suggeriscono che il CBD potrebbe avere “generiche” proprietà anti-cancro, sebbene gli studi in quest’ambito siano in stato ancora più embrionale (siamo molto lontani dall’aggiungere il CBD agli schemi di terapia anti cancro).

Infine ritroviamo anche molti studi di piccole dimensioni che hanno anche suggerito che il CBD possa aiutare nel trattamento di ansia, PTSD, depressione e alcune dipendenze.

In estrema sintesi possiamo affermare che si hanno alcune evidenze, sicuramente da espandere e confermare, che il CBD potrebbe avere un qualche ruolo nella psicofarmacologia di alcuni disturbi mentali.

Con tutti questi potenziali benefici, cosa potrebbe esserci di sbagliato nell’usarlo? Il problema è che non lo sappiamo ancora.

Molti studi su piccola scala mostrano che gli adulti tendono a tollerare una vasta gamma di dosi con alcuni effetti collaterali comuni che sono la fatica e la diarrea. Ma non ci sono ancora dati sulla sicurezza a lungo termine e nessun studio che coinvolga bambini.

Quindi se utilizziamo il cannabidiolo in psichiatria quali sono gli effetti collaterali? Quali i possibili rischi? Quali patologie può migliorare e quali peggiorare? A tutte queste domande le risposte sono ancora incerte….

Una delle maggiori preoccupazioni che ho riguardo al CBD e molti altri rimedi olistici è che la maggior parte dei processi patologici  richiedono un trattamento guidato dalla scienza e dalle evidenze.

Invito, quindi, tutti a seguire le raccomandazioni dei vostri medici per quanto riguarda il trattamento dei disturbi e non fidatevi mai di terapie e composti che potrebbero essere utili ed efficaci ma che al momento non si conoscono ancora bene.

Sebbene il CBD possa essere un supplemento promettente, magari alle terapie classiche, non abbiamo ancora informazioni cosí precise.

In effetti, il CBD potrebbe addirittura interferire e persino ostacolare gli effetti di trattamenti comprovati, quindi dovrebbe essere usato solo come supplemento ai trattamenti classici solamente sotto la supervisione di un medico esperto.

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Medico Psichiatra e Psicoterapeuta a valeriorosso.com
Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).
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Commenti

  1. Marco dice

    02/08/2019 alle 3:48 pm

    Carissimo Dr. Valerio Rosso,
    Potrebbe il medicinale Epidiolex (cannabidiolo purissimo) essere impiegato nel disturbo bipolare?

    Rispondi

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