Era il 1997. Stavo attraversando San Francisco con la testa piena di nozioni di psichiatria, non ancora laureato ma già abbastanza convinto di sapere come funzionassero le persone. In una piccola libreria — una di quelle che sembravano sopravvivere per puro miracolo tra i grattacieli e l’odore del caffè della Bay Area — trovai per caso un libro dalla copertina semplice, quasi anonima. The Highly Sensitive Person. Di una certa Elaine N. Aron, che allora non conoscevo quasi nessuno in Italia.
Lo comprai per curiosità. Costa poco, mi dissi. Lo finii in tre giorni.
Persone Altamente Sensibili – Elaine Aron (Mondadori)Non esagero se dico che quel libro mi ha cambiato come terapeuta. E probabilmente anche come persona. L’ho riletto più volte nel corso degli anni, l’ho consigliato a centinaia di pazienti, l’ho citato in convegni e nei miei video. Se dovessi fare una lista dei dieci testi che più hanno influenzato la mia pratica clinica, questo sarebbe lì, in cima, con tutta la sua semplicità.
Ma facciamo un passo indietro. Perché questo libro è così importante?
Chi sono le Persone Altamente Sensibili?
Elaine Aron è una psicologa e psicoterapeuta californiana che dagli anni Novanta studia quello che ha chiamato Sensory Processing Sensitivity — in italiano, sensibilità elevata nell’elaborazione sensoriale. Non è un disturbo. Non è una patologia. È un tratto della personalità, con una base neurobiologica misurabile, che riguarda circa il 15-20% della popolazione.
Le persone con questo tratto — le PAS, o HSP nell’acronimo inglese — elaborano le informazioni più in profondità rispetto alla media. Questo significa che si saturano più facilmente in ambienti rumorosi o caotici. Significa che sono più facilmente sopraffatte da stimoli sensoriali intensi, da film violenti, da conflitti interpersonali. Significa anche, però, che percepiscono sfumature che altri non colgono, che hanno una vita emotiva straordinariamente ricca, che provano empatia in modo viscerale e profondo.
Capite già che in psichiatria questo ha delle implicazioni enormi.
Quante volte ho visto arrivare in studio persone convinte di essere “troppo sensibili”, di avere qualcosa che non va, di essere fondamentalmente difettose perché si commossero davanti a un tramonto o perché una discussione accesa le lasciava svuotate per giorni? Quante diagnosi di ansia generalizzata, di distimia, di disturbo della personalità dipendente, si reggevano in piedi su quella che era invece — fondamentalmente — una variante neurobiologica normale?
Il libro di Aron fu, per me, la prima sistematizzazione rigorosa di qualcosa che avvertivo intuitivamente ma non riuscivo a nominare.
Cosa trovi in questo libro
Il testo parte da un test di autovalutazione — semplice, non perfetto dal punto di vista psicometrico, ma estremamente utile come punto di partenza per il riconoscimento del tratto. Poi si sviluppa in modo argomentativo: Aron descrive i meccanismi neurobiologici alla base della sensibilità elevata, le sue implicazioni nelle relazioni, nel lavoro, nella sessualità, nell’infanzia. E lo fa con una chiarezza che è rara nei libri di psicologia divulgativa.
Non è un libro di self-help nel senso deteriore del termine. Non ti dice “ecco cinque trucchi per smettere di sentirti sopraffatto”. Ti dice qualcosa di molto più prezioso: ti spiega perché sei così, e ti aiuta a smettere di vederlo come un problema da risolvere.
Questo è, clinicamente parlando, già una forma di terapia.
- Editore: Mondadori
- Autore: Elaine Aron , Claudio Lamparelli
- Collana: Nuovi oscar saggi
- Formato: Libro in brossura
- Anno: 2023
Perché lo consiglio ancora nel 2026
Negli ultimi anni la conversazione sulle neurodivergenze si è allargata enormemente. ADHD, spettro autistico, dislessia, discalculia: finalmente si parla di come certi cervelli funzionino in modo diverso — non peggiore, diverso. Le PAS si inseriscono in questo contesto, anche se con delle specificità importanti: non si tratta di un disturbo del neurosviluppo in senso clinico, ma di una variante della sensibilità del sistema nervoso che ha profonde sovrapposizioni con l’ADHD, con il disturbo bipolare in alcune sue manifestazioni, con i disturbi d’ansia.
E qui il libro di Aron diventa ancora più attuale di quanto non fosse quando lo trovai in quella libreria di San Francisco. Perché sempre più persone stanno cercando un quadro di riferimento per capire se stesse. Sempre più adulti, soprattutto, arrivano in studio con la sensazione che qualcosa non torni — non perché siano malati, ma perché nessuno ha mai spiegato loro come funzionano.
Questo libro è uno strumento per dare un nome a qualcosa che molti di voi, leggendo queste righe, riconoscono. E dare un nome alle cose, in psicoterapia, è già metà del lavoro.
Se sei una PAS — o se sospetti di esserlo — troverai in queste pagine una validazione che nessun feed di Instagram, per quanto ben costruito, potrà darti con la stessa profondità. Se sei un terapeuta, o anche solo qualcuno che lavora a stretto contatto con le persone, ti regalerà una lente di lettura che cambierà il modo in cui ascolti.
Lo dico da psichiatra con quasi trent’anni di pratica clinica: i libri che cambiano davvero il modo in cui lavori si contano sulle dita di una mano. Questo è uno di quelli.
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