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Valerio Rosso

Psichiatria, Salute Mentale e Neuroscienze

Sapete che cosa è la “Sindrome Cinese”?

08/01/2016 da Valerio Rosso 5 commenti

Avete mai sentito questa espressione: “Sindrome Cinese“? Se non siete nati intorno agli anni ’70 è probabile di no…

L’espressione “Sindrome Cinese” fa riferimento ad una teoria, mai verificata nella pratica, la quale presuppone che in caso di un incidente ad una centrale elettrica nucleare, durante il quale avvenga la fusione del nocciolo del reattore, niente riuscirebbe a fermarlo, fonderebbe fino alla base della centrale e oltre, perforando la crosta terrestre, scendendo «in teoria fino alla Cina».

Nel 1979 a Three Mile Island negli Usa, la fusione totale del nocciolo venne evitata all’ultimo momento (si fuse soltanto il 25 per cento). A Cernobyl, nel 1986, non si arrivò mai alla fusione del nocciolo, ma ci fu un’esplosione da cui fuoriuscì una parte del combustibile radioattivo.

E cosa accadde a Fukushima? Le gabbie di contenimento dei reattori della centrale nucleare giapponese pare che resistettero al terremoto. Al contrario, nel caso il nucleo dovesse fondersi, i reattori diventerebbero delle scatole piene di una massa informe di metallo fortemente radioattivo, inavvicinabile e intrattabile. Il rischio più grave, in una ipotetica ma più probabile realtà, fu che questa massa iniziasse a discendere nel terreno incontrando, inevitabilmente, dell’acqua (la centrale di Fukushima era vicinissima al mare, e, in ogni caso, delle falde acquifere sono ovunque…) generando un’esplosione che avrebbe proiettato nell’atmosfera gas e materiali altamente radioattivi.

Nessun autentico rischio di “Sindrome Cinese” quindi, ma un terribile disastro in ogni caso…

deco

Lo scenario speculativo della Sindrome Cinese ispirò nel 1979 un famoso film  dell’epoca chiamato appunto “La Sindrome Cinese” (The China Syndrome) di James Bridges, con Jane Fonda, Jack Lemmon, Micheal Douglas, Scott Brady e Wilfrod Brimley. Meno di due settimane dopo la prima proiezione, il 28 marzo 1979, alle 4 del mattino circa, presso la centrale nucleare di Three Mile Island, vicino a Middletown, Contea di Dauphin, Pennsylvania, ebbe inizio l’incidente del reattore numero 2: fusione parziale del nocciolo. Un film tutto sommato mediocre divenne un successo di pubblico.

Ma lo scenario della sindrome cinese, rappresenta una reale possibilità o è solamente un’eventualità fantascientifica di tipo paranoicale?

Ok, diciamo che in qualche maniera sia possibile che il nocciolo di un reattore possa raggiunga, in una ipotetica situazione di emergenza, temperature cosí elevate da liquefare i metri di cemento armato che lo separano dal sottosuolo ed inizia a sprofondare. Una volta raggiunto il mantello al di sotto della crosta terrestre, le altrettanto elevatissime temperature (intorno ai 3000 °C) disintegrerebbero il nocciolo radioattivo dissolvendolo con la materia fusa già presente e la radioattività del nocciolo del reattore si mescolerebbe a quella già presente ben prima che venga raggiunto il nucleo terrestre, figuriamoci quindi riuscire a superarlo anche alla luce del fatto che la forza di gravità tende ad attrarre le cose verso il centro della Terra per interrompersi li.

Quindi l’eventualità della sindrome cinese è solo un esercizio di fantasia derivante da istanze paranoiche connesse alle prime ore dell’esperienza nucleare, tipiche degli anni ’70; questa potrebbe essere considerata anche una delle prime fake news basate sugli aspetti più emotivi dell’epoca ovvero i timori di distruzione connessi all’energia nucleare, ai conflitti nucleari ed alla guerra fredda. Non stupisce l’utilizzo fatto a posteriori dai media negli Stati Uniti, a quel tempo, di questa visione paranoica del nucleare, in linea con il mantenimento del controllo sociale basato sulla paura.

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Valerio Rosso

Medico Psichiatra e Psicoterapeuta a valeriorosso.com
Mi chiamo Valerio Rosso e sono un medico, psichiatra e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico. Da anni divulgo i principali temi della Salute Mentale, delle Neuroscienze e della Medicina Digitale come blogger e come YouTuber. Alcune persone mi conoscono anche come musicista (cercatemi su Spotify, iTunes e YouTube Music).
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Archiviato in:Cinema, Musica ed Arte Contrassegnato con: cina, disastro nucleare, fusione del nocciolo, jane fonda, nocciolo, sindrome cinese

Interazioni del lettore

Commenti

  1. sara dice

    10/06/2018 alle 2:26 pm

    Veramente utile, avevo proprio un problema di comprensione su questo argomento ma ora è tutto più chiaro! GRAZIE

    Rispondi
  2. Sergio S. dice

    30/10/2018 alle 3:06 am

    Curioso come un aggettivo ed un sostantivo di origine così DUBBIA… Ed emozionale… Abbiano avuto così tanto successo nella lingua di ogni giorno !.. ??
    Sergio / Zingaròpoli (Milano !..)

    Rispondi
  3. Carlo dice

    04/09/2019 alle 9:09 am

    Molto interessante….mi permetto però di dissentire sulla valutazione di film mediocre per “Sindrome cinese”

    Rispondi
    • Alex dice

      02/08/2020 alle 5:30 pm

      Mi unisco al commento di Carlo. Sindrome Cinese é un film tutt’altro che mediocre: ha pure vinto diversi premi!

      Rispondi
  4. Marco dice

    11/03/2021 alle 4:41 am

    In realtà la sindrome cinese è quasi una teoria ironica. In Cina il nocciolo non può arrivarci perché:
    1) LA gravità terrestre tira verso il centro della terra quindi nel peggiore dei casi teorici il nocciolo fuso arriverebbe lì ma nemmeno questo avviene.
    2) Trapassata la crosta terrestre il pianeta è fatto di materiale fuso ad altissime temperature in cui il nocciolo si disperderebbe prima di arrivare al centro
    3) A Cernobyl mi risulta che quanto rimaneva del nocciolo si sia fuso eccome, finendo per perforare il solaio e scendendo negli scantinati dove si è solidificato e anni dopo è stato fotografato come una pagnotta informe (sindrome dello scantinato).

    Rispondi

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