L’Effetto Salmoneo
Quando compri un libro fai una cosa strana e bellissima.
Dai del denaro a qualcuno e in cambio gli consegni qualcosa che vale molto di più del denaro, cioè la tua attenzione, le tue ore, lo spazio interno in cui lasci che la mente di un altro entri e ti cambi. E lo fai sulla base di una garanzia che nessuno ha mai messo nero su bianco, e cioè che dall’altra parte ci sia davvero qualcuno. Una coscienza che ha pensato quei pensieri e ha scelto proprio quelle parole e non altre.
È esattamente questa garanzia che oggi, per la prima volta da quando esistono i libri, abbiamo la sensazione che stia per saltare.
Voglio essere preciso, perché qui si fa presto a fraintendere. Il problema non è se una AI abbia toccato un testo. Il problema è se dietro quel testo una mente ci sia passata davvero e se ne assuma la responsabilità. Quando a essere delegata non è la fatica meccanica di formulare le frasi ma il pensiero stesso, allora non siamo delusi, siamo traditi. E la differenza pesa, perché si è delusi da qualcosa e si è traditi da qualcuno.
Per dare un nome a tutto questo sono andato a pescare in un angolo poco frequentato della mitologia greca. C’è un personaggio che si chiama Salmoneo. Era un re, fratello di quel Sisifo del masso, e aveva un’ossessione ridicola e istruttiva insieme, voleva essere adorato come Zeus. Il guaio è che Zeus si manifestava col tuono e col fulmine, e lui, povero mortale, il tuono e il fulmine non li aveva. Così se li fabbricò. Trascinava calderoni di bronzo dietro al carro per imitare il fragore del tuono, lanciava torce accese per imitare i lampi, e in mezzo a quel baccano di lamiere ordinava ai sudditi di sacrificare a lui come al dio in persona.
Virgilio lo incontra all’inferno, nel sesto libro dell’Eneide, e per descriverlo usa due parole che mi sembrano perfette, parla del non imitabile fulmen, il fulmine che non si può imitare. È tutto lì. Salmoneo poteva contraffare il rumore, il bagliore, una somiglianza perfino convincente. Ma il fulmine vero, quello che spacca il cielo in due, restava per sua natura inimitabile.
La Fine dei Testi Scritti
Ed ecco perché lo chiamo l’Effetto Salmoneo, e perché secondo me non è una faccenda di gusti ma di come sono fatte queste macchine. Un modello linguistico, per costruzione, genera la continuazione più probabile. Ti restituisce l’atteso, la media statistica di tutto quello che gli esseri umani hanno già scritto su un certo tema. È bravissimo a produrre il fragore del bronzo, l’intuizione plausibile, la frase che suona giusta. Ma un grande libro è grande nella misura esatta in cui è improbabile. È grande perché contiene la frase che nessuna media avrebbe mai previsto, la voce che devia da tutto ciò che è venuto prima di lei. Quello che rende un testo insostituibile è precisamente il residuo che non sopravvive alla compressione statistica. Un libro che non dimentichi è, per definizione, un testo divergente, imperfetto, imprevisto. È il non imitabile fulmen di Virgilio, scritto duemila anni prima che ci servisse. La cosa che paghi, quando paghi un libro, è esattamente quel residuo. Ed è esattamente quella cosa che il bronzo non potrà mai darti.
C’è poi un dettaglio che a livello preconscio conosci già. La firma in copertina pesa come un giuramento, non come una semplice etichetta. È un “io ne sono l’autore” di cui ti fidi come ti fidi di chi giura guardandoti negli occhi. Firmare un’opera che non è mai passata davvero dalla tua testa è una forma di spergiuro. E attenzione, lo strumento in sé non è il colpevole. Chi usa l’AI per controllare una data, per smontare una bufala, per acchiappare la parola che gli scappa, costruisce ancora il libro con la propria testa, e la sua firma continua a giurare il vero. Salmoneo non era il fabbro che gli aveva forgiato i calderoni. Salmoneo era l’uomo che con quei calderoni pretendeva di essere un dio.
La parte più sgradevole è che nel mito, prima o poi, il fulmine vero arriva e fa giustizia, e Zeus incenerisce Salmoneo insieme alla sua città di cartapesta. Nella nostra editoria non arriva quasi mai. Salmoneo oggi la fa franca, vende, viene recensito, scala le classifiche. E intanto spende una fiducia che non è del tutto sua, perché è un’eredità di secoli di lettori che hanno imparato, libro dopo libro, che un nome stampato significa una mente dietro quel nome. Quando abbastanza nomi si rivelano vuoti, quella garanzia si logora per tutti, anche per gli autori onesti, anche per quelli che nel testo ci hanno versato sangue e notti insonni e che da domani verranno letti con un sospetto che non si erano meritati.
Io non so dirti come finirà. So solo che da quando questo sospetto è entrato nella mia testa apro certi libri usciti dopo il 2025 in un altro modo, con un occhio all’assenza, chiedendomi a bassa voce se là dietro ci sia ancora qualcuno. Resta da capire quanti di noi sapranno ancora riconoscere il fulmine, e per quanto tempo avremo ancora voglia di cercarlo.
Se questo ragionamento ti ha lasciato qualcosa, sul mio Substack lo trovi espresso per intero, con tutto il tempo che potrebbe meritare per essere compreso a fondo: https://substack.com/home/post/p-203923521

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